Jean-Claude Paye e i
suoi due libri La fine dello Stato di diritto (Manifesto libri,
2005), e Global War on Liberty, (Telos Press Publishing, 2007.)
Silvia Cattori : Leggendo i suoi due libri La fine
dello stato di diritto et Global War on Liberty [1]
si comprende una cosa che i responsabili politici vogliono
nasconderci : che tutte le misure prese nel quadro del Patriot Act [2]
— presentate come rivolte verso delle organizzazioni terroristiche —
sono state generalizzate e colpiscono ormai l’insieme dei cittadini.
Si fatica a comprendere come gli Stati europei abbiano potuto
approvato l’abbandono del loro ordine legale e sottomettere le loro
società a queste leggi eccezionali.
Jean-Claude Paye : In effetti, negli accordi europei di
estradizione, firmati nel 2003, non c’è niente che impedisca che i
cittadini europei siano tradotti davanti alle giurisdizioni
d’eccezione degli Stati Uniti. Bisogna sapere che tali accordi, che
legittimano questi Tribunali d’eccezione, sono il risultato di anni di
trattative segrete. Essi non sono che la punta visibile dell’iceberg.
Una parte del testo riguardante questi accordi è stata resa visibile
perché doveva essere ratificata dal Congresso degli Stati Uniti.
Da parte
europea, non è stato necessario farli ratificare dal Parlamento
europeo e i Parlamenti degli Stati membri non hanno avuto alcuna
possibilità di influire sul contenuto degli accordi. Sono dei semplici
funzionari demandati dai diversi Stati membri a negoziare a livello
europei.
Silvia Cattori : Ma, firmando questi accordi, il Consiglio
europeo ha precipitato i nostri paesi in un universo kafkiano ! Se
questi accordi non sono stati ratificati dal Parlamento europeo,
perché averli accettati ?
Jean-Claude Paye : Essi non sono stati ratificati — il
Parlamento europeo dà solo un parere consultivo — ma hanno forza di
legge. Questo è rivelatore della struttura imperiale messa in piedi.
Possiamo vedere che la sola struttura statale sovrana che sussiste,
sono gli Stati Uniti. L’Unione Europea, ad esempio, è una struttura
del tutto disunita.
Silvia Cattori : A quale livello si è svolta la trattativa
?
Jean-Claude Paye : Al livello dei rappresentanti del
Consiglio europeo. Essi sono dei funzionari che quasi non devono
rendere conto. Sono dei delegati permanenti investiti delle questioni
di polizia e di giustizia, designati dagli Stati membri. Sono dei
funzionari europei o nazionali che divengono satelliti
dell’Amministrazione degli Stati Uniti. Questo è accertabile sul piano
giudiziario, ma anche su quello economico.
Silvia Cattori : L’Unione Europea non è dunque interessata
a proteggere i propri cittadini. Tutto le sfugge ?
Jean-Claude Paye : Evidentemente, sì. Essa è stata costruita
in modo che tutto le sfugga. Ciò dimostra che l’Unione Europea non è
un’alternativa alla potenza degli Stati Uniti. Al contrario, essa è
integrata in questa potenza imperiale, ne è un semplice meccanismo [3].
Prima
dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti negoziavano in modo bilaterale.
All’epoca, essi esitavano a trattare con un’entità come l’Europa dei
quindici, perché c’era sempre uno Stato membro che non era d’accordo.
Con gli attentati dell’11 settembre, per gli Stati Uniti le cose si
sono accelerate e semplificate. Essi continuano a negoziare degli
accordi bilaterali ma, adesso, trattano direttamente anche con
l’Unione Europea, perché hanno il rapporto di forza necessario per far
accettare immediatamente le loro richieste. Lo si è visto con gli
accordi sui dati di sorveglianza dei passeggeri aerei. Un primo
accordo è stato firmato nel 2004, poi un secondo nel 2006 e un terzo
nel 2007. Ogni volta gli Stati Uniti hanno aumentato le loro pretese.
L’accordo
sui dati riguardanti i passeggeri che si recano negli Stati Uniti —
entrato in vigore il 29 luglio del 2007 — è un ottimo esempio. Con
tale accordo, gli Europei hanno svuotato della loro sostanza tutte le
protezioni legali, nazionali ed europee, che esistono in materia di
dati personali. Questi sono accessibili 72 ore prima dell’imbarco. Le
compagnie aeree devono trasmettere il numero delle carte bancarie, il
tragitto che farete negli Stati Uniti. Questi ultimi hanno il diritto
di impedire l’accesso al territorio, hanno tutti i diritti. I
cittadini stranieri non sono protetti dalle leggi degli Stati Uniti.
Durante i negoziati, Washington ha preso in considerazione di trattare
gli Europei come i cittadini degli Stati Uniti, ma si tratta di un
privilegio concesso dall’amministrazione, che non ha forza di legge e
sul quale il potere esecutivo può fare marcia indietro.
Silvia Cattori : Più niente s’oppone ormai
all’instaurazione di un sistema poliziesco ?
Jean-Claude Paye : Evidentemente ! I governi europei vogliono
realizzare la stessa restrizione delle nostre libertà. Le pretese
degli Stati Uniti ne danno loro l’occasione. Vi dicono : « Siamo
costretti ad accettare le richieste degli Stati Uniti, perché le
compagnie europee non potrebbero più atterrare laggiù ». Agiscono come
se gli Stati europei non avessero alcun mezzo di ritorsione e non
potessero, a loro volta, vietare alle compagnie USA di atterrare in
Europa. In realtà, vogliono fare la stessa cosa dell’amministrazione
statunitense. Già si progetta d’instaurare simili scambi
d’informazioni a livello europeo.
Silvia Cattori : In Gran Bretagna, le leggi «
antiterroristiche » permettono di perseguire ogni persona che faccia
dei discorsi considerati suscettibili di « creare un’atmosfera
favorevole al terrorismo ». Anche queste leggi possono estendersi ad
altri Stati ?
Jean-Claude Paye : Sì. In Gran Bretagna, il governo Blair ha
potuto criminalizzare per mezzo della legge ogni forma di opposizione
radicale alla sua politica estera. Sul continente, gli Stati cercano
di agire attraverso la giurisprudenza. Vi è stato, in Belgio, un
processo molto interessante riguardante due militanti e simpatizzanti
del DHKPC, un’organizzazione turca di opposizione radicale [4],
il quale dimostra come il potere cerchi di creare dei tribunali
d’eccezione per far passare una giurisprudenza d’eccezione. Con la
creazione di questi tribunali, il potere cerca di criminalizzare ogni
forma di sostegno, anche verbale, a gruppi etichettati come «
terroristici » dagli Stati Uniti, iscritti poi nella lista europea
delle organizzazioni « terroristiche ».
Silvia Cattori : Insomma, queste leggi « antiterrorismo »
realizzate dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, servono non solo
ai disegni dell’amministrazione Bush, ma anche a quelli dei governi
europei ?
Jean-Claude Paye : Le misure di cui parliamo sono state messe
a punto prima dell’11 settembre 2001. Il Patriot Act riunisce un
insieme di misure che già parzialmente esistevano. Il fine del Patriot
Act non è stato solo quello di imporre le misure prese, ma di dare
loro una legittimità. Ciò che era parziale, disperso, ora è riunito in
una sola legge. Il che dà una legittimità alle misure prese.
Silvia Cattori : Si può dedurne che gli Stati Uniti
avevano bisogno di un grande attentato per far passare di forza questa
modifica del diritto penale ?
Jean-Claude Paye : Evidentemente ! Bisogna sapere che il
Patriot Act, depositato tre giorni dopo gli attentati, comprende 128
pagine. Il sistema penale degli Stati Uniti è complesso, funziona per
rinvii. Questo vuol dire che una legge modifica il contenuto di altre
leggi penali. Se prendiamo l’insieme delle modifiche, ciò corrisponde
a 350 pagine. Ci vuole almeno un anno per redigere un tale testo.
A livello
di Unione Europea, questo non è meno caricaturale. Le due decisioni
quadro — quella relativa alle organizzazioni « terroristiche » e
quella relativa al mandato d’arresto europeo — sono state depositate
una settimana dopo gli attentati. Anche qui si tratta di testi che
erano già pronti. Si aspettava un’occasione per farli passare.
Silvia Cattori : Il che significa che Bush dal 2001, e
Sarkozy ora, possono servirsi di queste procedure d’eccezione per
trasformare in nemico chi vogliono ?
Jean-Claude Paye : Nel momento in cui questi testi sono stati
adottati, già avevamo un’idea di dove avrebbero portato. La lista
delle reti « terroristiche » proviene dall’Unione Europea. È un
regolamento europeo del 2001 a metterla in vigore. Nel mio libro La
fin de l’État de droit, prendo il caso di un comunista filippino, José
Maria Sison, un rifugiato politico riconosciuto, che aveva ottenuto
asilo politico nei Paesi Bassi. Iscritto nella lista « terroristi »
degli Stati Uniti, il suo nome è stato poi trascritto nella lista «
terroristi » olandese. Il signor Sison ha appreso di essere iscritto
nella lista « terroristi » quando sono stati bloccati i suoi conti ed
p stato espulso dall’alloggio sociale che gli era stato attribuito. In
seguito è stato ritirato dalla lista olandese ma, dal momento che
frattanto era stato iscritto dal Consiglio sulla lista europea, il
governo olandese si è servito del pretesto che il signor Sison
figurava nella lista « terroristi » europea per mantenere le
disposizioni che non poteva giustificare.
In questo
caso è interessante il fatto che, l’11 luglio 2007, la Corte europea
di Lussemburgo ha cassato la decisione del Consiglio europeo. Essa ha
stabilito che non c’era ragione di iscrivere Sison nella lista dei «
terroristi » del Consiglio che consente il blocco dei conti bancari.
Il giudizio ha sancito chiaramente che l’assenza di « motivi
pertinenti » e il mancato rispetto dei diritti della difesa sono stati
gli elementi che hanno fatto cassare la decisione del Consiglio
europeo.
Tuttavia,
il 28 agosto, il signor Sison è stato di nuovo arrestato dalla polizia
olandese, in violazione della decisione della Corte di giustizia.
Questo caso è emblematico dei rapporti oggi esistenti tra la Giustizia
— l’ultima istituzione di resistenza alla concentrazione dei poteri
nelle mani dell’esecutivo — e la polizia. Ciò dimostra che la polizia
fa quello che vuole, violando le decisioni di giustizia.
Silvia Cattori : Sembra che sia iniziata la prima
trasposizione nella lista « terroristi » francese dei decreti
recentemente promulgati da George Bush, che criminalizzano le
organizzazioni e gli individui che si oppongono all’attuale politica
in Iraq e nel Libano. Prossimamente, potrebbe essere pubblicata una
lista di nomi, congiuntamente da Francia e Stati Uniti. Quando, nel
gennaio 2006, fu votato dal Parlamento francese [5]
il dispositivo legislativo sul riciclaggio, nessuno dubitò che
servisse a colpire degli oppositori politici?
Jean-Claude Paye : In ogni paese, c’è una lista interna delle
organizzazioni «terroristiche». Generalmente, si tratta della semplice
trascrizione della lista del Consiglio europeo, alla quale sono
aggiunti degli elementi complementari.
Lo apprendo
per quanto riguarda il Libano. Sembra che qui siano stati aggiunti
degli elementi complementari agli elementi dell’opposizione politica
del Libano. Sarebbe interessante sapere se questi elementi saranno
integrati nella lista del Consiglio europeo.
Non è un
tribunale a dichiarare che un tale è « terrorista » ; a iscrivervi è
una semplice autorità amministrativa, senza che ci sia alcune
spiegazione a giustificare il vostro inserimento in tale lista.
Silvia Cattori : Che cosa le suggerisce tutto questo ?
Jean-Claude Paye : Questo dimostra che quasi tutti i poteri
sono attualmente concentrati nelle mani dell’esecutivo. Che ora
l’esecutivo ha dei poteri giudiziari. È il potere esecutivo a decidere
che si possa prendere nei vostri confronti tale o talaltra misura.
L’esempio
dell’opposizione in Libano e l’esempio di José Maria Sison, sono
esattamente la stessa cosa. Si tratta di decisioni senza motivazioni.
Salvo che con il Libano c’è un’estensione, poiché per essere
incriminati non occorre essere membri di un’organizzazione designata
come « terroristica », ma semplicemente avere contatti con suoi
membri. È una tendenza generale che prevale a livello
dell’applicazione delle legislazioni « antiterroristiche ».
Silvia Cattori : Dunque, lo scopo del Patriot Act e delle
altre leggi « antiterroristiche » è quello di attaccare le libertà
fondamentali ?
Jean-Claude Paye : Sì, l’obiettivo è sopprimere le libertà
fondamentali.
Silvia Cattori : Ci saremmo aspettati che tutte le forze
politiche denunciassero queste norme d’eccezione. La sinistra, che si
presenta come il difensore della giustizia sociale, non dovrebbe
mobilitarsi, esigere un immediato ritorno allo Stato di diritto ?
Jean-Claude
Paye : La Sinistra ? Quale sinistra ? Guardi gli Stati Uniti.
I democratici votano le leggi più liberticide elaborate dal Partito
repubblicano. Il Military Commission Act, adottato nel 2006, è stato
votato anche da una parte del Partito democratico che, pure, è
maggioritario alla Camera ed aveva la possibilità di impedire a questa
legge di passare.
Da noi è la
stessa cosa. A parte un’accelerazione, come accade con il presidente
Sarkozy, quando la sinistra è al potere non si vede la differenza con
la destra. In Francia, ad esempio, le prime misure di sorveglianza
globale sono state messe in atto dal governo di Lionel Jospin.
Il solo
apparato che manifesta una lieve resistenza è quello giudiziario.
Negli Stati esistono arresti effettuati dall’esecutivo che vengono
cassati. Ad esempio, quando in Belgio la Corte di Cassazione annulla
per vizio di forma il giudizio in appello dei militanti del DHKCP, è
una resistenza dell’apparato giudiziario. Il problema è che non esiste
alcun meccanismo di diffusione nella società civile. Questa assenza si
aggiunge al silenzio dei media. Da un’istituzione isolata non si può
sperare che possa condurre a lungo la resistenza.
Silvia Cattori : Ma si tratta di un attacco contro la
libertà di opinione che si estende al mondo intero. È dunque capitale
che i partiti politici si preoccupino di queste derive e che i
cittadini sappiano che queste nuove leggi permettono, sulla base di un
semplice sospetto, di mantenere chiunque in prigione senza accusa e
senza processo, che più nessuno è protetto dalla legge, che si tratta
di un arbitrio totale ! Come si spiega che nei Forum sociali mondiali
gli alter mondialisti, i responsabili di Attac, non mettono tali
questioni al centro del dibattito ?
Jean-Claude Paye : Non ne parlano. Non vogliono parlarne.
Questo tocca i problemi fondamentali. Essi non vogliono parlare di
questi problemi, perché dovrebbero affrontare direttamente il potere.
Queste preoccupazioni sono per loro secondarie. Non fanno più parte
del programma di Attac. Parlano della tassa Tobin, di cose
periferiche. Siamo in una società psicotica, una società del non
scontro.
Non sono
mai i partiti che governano a proteggere i cittadini. Ogni volta che i
partiti hanno fatto passare delle misure favorevoli ai cittadini, è
perché esisteva un rapporto di forza che li costringeva. La démocrazia
si conquista ogni giorno, non è mai concessa.
Se studia e
spiega queste leggi « antiterroristiche », lei svela esattamente la
natura del potere. Lei non può più parlare di potere democratico, lei
vede una società già in marcia verso la dittatura. Vede che ogni nuova
misura presa è peggiore della precedente. Le cose sono chiarissime. Ma
ci rifiutiamo di vederle per come sono.
Il problema
fondamentale non è che il potere si trasformi in dittatura perché,
come mostra la storia, un potere incontrollabile si trasforma sempre
in dittatura. Il problema fondamentale della nostra epoca è
l’abdicazione delle persone di fronte a questo processo. E questo è un
fenomeno piuttosto nuovo. Le persone abbandonano al potere e alla
macchina economica le loro libertà ; e a termine, visti i problemi
ambientali e climatici, la loro sopravvivenza in quanto specie
vivente.
Silvia Cattori : Da quando ha avvertito che le cose si
sarebbero evolute in questo senso e che alle persone critiche del
sistema politico e mediatico sarebbe stato vietato di parlare ?
Jean-Claude Paye : Dalla fine degli anni 90. Già allora, si
vedeva la costruzione di questo Stato poliziesco. Ma le leggi emanate
all’epoca sembrano quasi democratiche in confronto a quello che
vediamo oggi. Il processo conosce una forte accelerazione.
Silvia Cattori : Questo significa che l’Autorità esecutiva
degli Stati Uniti attacca direttamente i diritti fondamentali dei
cittadini del mondo intero, tra cui quelli dell’Unione Europea !?
Jean-Claude Paye : Sì, è evidente ! Ma non si tratta solo
dell’esecutivo statunitense, ma dell’insieme degli esecutivi
dell’intero pianeta, tra i quali c’è una vera solidarietà contro le
loro popolazioni. Le prigioni segrete della CIA sono un buon esempio
di questo processo [6].
A livello europeo, delle amministrazioni sono state integrate
direttamente in questa organizzazione della tortura. Nel migliore dei
casi, tutto quello che si è potuto ottenere dai governi europei è che
si comportino come le tre piccole scimmie: cieche, sorde e mute [7].
Silvia Cattori : Che cosa accadrà a quelli che sono
iscritti su queste liste di « terroristi » che rimangono segrete ?
Jean-Claude Paye : Le liste « terroristi » non sono tutte
segrete. A livello europeo, solo la lista « Europol » è segreta. Essa
consente di prendere misure di sorveglianza e di mettere in atto
speciali tecniche di sorveglianza e ricerche segrete su persone
definite « terroristi » [8].
La lista
del Consiglio europeo permette di prendere misure finanziarie, come il
blocco dei conti bancari. Tutti questi elementi saranno utilizzati se
il rapporto di forza in loco sarà favorevole al potere. La prima cosa
da fare è rivelare che cosa succede, diffondere il massimo delle
informazioni e fare in modo che queste liste siano note.
Silvia Cattori : Ciò non le suggerisce alcuna analogia ?
Jean-Claude Paye : Sì, il clima degli anni trenta. Ma,
attualmente, viene messa in atto una dittatura mondiale. Una specie di
« migliore dei mondi » e non un semplice processo di «
fascistizzazione ».
Silvia Cattori : Dopo il 2001, si sequestrano delle
persone, si torturano dei presunti «terroristi» di origine araba e di
confessione musulmana. Un domani ci dobbiamo aspettare che venga
punito chi denuncia questi abusi ?
Jean-Claude Paye : L’impero ha bisogno di nemici. Esso crea,
inventa i propri nemici.
La prima
cosa da fare è mostrare ciò che è nascosto [9].
Ci sono tanto di leggi che permettono di fare qualsiasi cosa in ogni
momento ! Ma questo viene fatto in funzione della resistenza immediata
degli interessati. In precedenza vi era un quadro legislativo che ci
proteggeva. Ora, loro possono fare quello che vogliono se hanno la
capacità d’imporlo. Oggi, le cose si basano su un puro rapporto di
forza.
Silvia Cattori : Dick Marty [10],
delegato dal Consiglio d’Europa, potrebbe ottenere dall’Unione Europea
l’annullamento di queste liste illegali ?
Jean-Claude Paye : Il rapporto che Dick Marty ha redatto è
molto importante ! Esso è fuori dal coro, si oppone alla linea
politica dei governi europei. Ma, di fatto, il signor Marty non ha
alcun potere ; il suo rapporto non ha potuto cambiare nulla, perché p
controcorrente. Tuttavia, questo rapporto è essenziale.
Silvia Cattori : I politici che ci parlano di giustizia e
libertà, lo fanno a vanvera ?
Jean-Claude Paye : Bisogna essere lucidi, mostrare le cose
per quello che sono. Quelli che fanno delle critiche limitandosi a
dire : « Sì, servono delle leggi antiterrorismo, è necessario lottare
contro il terrorismo, ma bisogna evitare gli abusi » non fanno che
legittimare il punto di vista del potere. Dobbiamo mostrare che le
leggi che hanno come obiettivo dichiarato la lotta al « terrorismo »
sono in realtà leggi contro le popolazioni.
L’ultima
legge promulgata negli Stati Uniti, il Military Commission Act, è una
legge costituzionale di portata mondiale, come ho dimostrato nel mio
ultimo libro Global war on Liberty. Il presidente degli Stati Uniti ha
la possibilità di definire nemico ogni cittadino statunitense o
qualsiasi abitante di un paese con il quale gli USA non sono in
guerra. La gestione delle popolazioni, cittadini statunitensi
compresi, diviene un atto di guerra e non più solo un’azione di
polizia.
Prendiamo
ad esempio l’Accordo Swift. Swift è un’agenzia belga che si occupa di
trasferimenti finanziari internazionali. Swift ha trasmesso, dal 2001,
tutte le informazioni sulle transazioni dei suoi clienti, violando non
solo la legislazione belga, ma la legislazione europea [11].
In Europa è il diritto degli Stati Uniti ad essere applicato.
Tutto
quello che viene detto dall’amministrazione statunitense sta nel campo
della fede. La tesi governativa sugli attentati dell’11 settembre non
può essere creduta razionalmente da nessuno. Il rapporto della
Commissione non parla nemmeno del crollo di una terza torre. Si tratta
di un rapporto psicotico, nel quale il discorso dell’autore si
sostituisce agli stessi fatti. Un récente sondaggio Zogby mostra che
la maggioranza degli Statunitensi auspica la riapertura
dell’inchiesta [12].
Mentre, in Europa, viene stigmatizzato il semplice fatto di porre
delle domande.
Silvia Cattori : Quale meccanismo ci resta per esigere il
ritorno ad uno Stato di diritto ?
Jean-Claude Paye : Bisogna mettere le carte in tavola.
Parlare chiaro. Mostrare le implicazioni. Questo dipende dalla
capacità di resistenza delle persone.
La lotta «
antiterroristica » è in realtà una guerra contro le libertà. Questa
guerra contro le libertà è la prima fase di una guerra contro le
popolazioni. E il Military Commission Act è una legge penale di
carattere mondiale ed è, in realtà, un atto di sovranità imperiale. È
una legge che confonde rapporto di polizia con rapporto di guerra. È
la messa a punto di una nuova forma di Stato mondiale che, integrando
funzioni di polizia e di guerra, lotta contro le proprie popolazioni.
Cosa
importante, questa legge viene applicata a livello mondiale, dà la
possibilità agli Stati Uniti non solo di intervenire ma, soprattutto,
di farsi consegnare qualsiasi cittadino nel mondo, cioè delle persone
da essi definite « nemici combattenti ».
Gli accordi
europei di estradizione con gli Stati Uniti non si oppongono al fatto
che le persone definite « nemici combattenti » possano essere
trasferite negli Stati Uniti. Si tratta dunque di una legge che ha una
portata mondiale. È un Atto costitutivo dell’Impero.
Attualmente
è il diritto penale ad essere costituente. Questo è già esistito nella
storia delle nostre società. Il diritto penale esercita un ruolo
costituente nei periodi di transizione (ad esempio, il diritto penale
fu dominante agli inizi del capitalismo).
Se il
diritto penale è attualmente dominante, si sta preparando una nuova
forma di diritto di proprietà. Quello che si potrebbe chiamare la fine
della « proprietà di sé ». Il complesso dei nostri dati personali non
ci appartiene più. Essi appartengono allo Stato, ma anche alle imprese
private. Il dominio del diritto penale prepara la realizzazione di
questo futuro diritto privato.
Silvia Cattori : Generalmente la gente pensa che queste
misure colpiscano solo individui ben precisi?
Jean-Claude Paye : Esse colpiscono tutti. Colpiscono ogni
forma di resistenza. Un « terrorista » è divenuto qualcuno che non
vuole abbandonare al potere le sue libertà, qualcuno che vuole vivere.
Silvia Cattori : Da questa estate, gli Stati Uniti
considerano sospetti di « terrorismo » gli oppositori alla loro linea
politica in Iraq e nel Libano [13].
Già vi figura il direttore dell’agenzia di stampa libanese New Orient
News. L’amministrazione Bush avrebbe chiesto al governo Sarkozy, di
trascrivere nel diritto francese le nuove liste di oppositori politici
e di farvi figurare il giornalista Thierry Meyssan, già persona non
gradita sul territorio degli Stati Uniti. Questo la sorprende ?
Jean-Claude Paye : Non ero al corrente della richiesta
concreta di Bush relativa a Thierry Meyssan. Ma si tratta di un
contesto di puri rapporti di forza in un determinato momento. Quando
si pensa all’isteria manifestata dai sedicenti « intellettuali »
francesi e agli attacchi subiti in Francia Thierry Meyssan dopo
l’uscita del suo libro sugli attentati dell’11 settembre [14]
che ha osato porre le domande necessarie, non ci può più meravigliare
di nulla.
Il mio
lavoro mostra che le disposizioni « antiterroristiche » hanno come
obiettivo l’attacco agli oppositori politici nonché alle popolazioni e
non solo agli « islamisti ». Non si può dunque essere fondamentalmente
sorpresi, se si verifica questo, un’eventuale iscrizione di Thierry
Meyssan nella lista dei « terroristi ». Tuttavia, ciò indicherebbe che
abbiamo raggiunto una nuova tappa nella criminalizzazione della parola
di opposizione. Indicherebbe che il potere si sente perfettamente a
suo agio, mettendo in chiaro degli obiettivi che finora ha sempre
negato.
Chi può
credere alla tesi governativa degli attentati dell’11 settembre ? Chi
può credere che una torre colpita da un aereo cada in modo controllato
? Il problema è che gli Stati Uniti danno tutte le informazioni che
permettono di rimettere in discussione la loro tesi, e le persone
fanno mostra di credere. Ci troviamo in un meccanismo perverso nel
quale l’individuo, per non affrontare il Reale, fa finta di credere
all’inverosimile.
Silvia Cattori : Mentre Thierry Meyssan ha rivelato fatti
che avrebbero dovuto prendere sul serio, curiosamente, i giornalisti
lo hanno in genere stroncato.
Jean-Claude Paye : A chi appartengono quei giornali che hanno
diffamato Thierry Meyssan ? Quei « giornalisti » sono delle persone
che ricopiano ciò che viene loro detto di dire. Ne conosce molti di
giornalisti « ufficiali » che verificano le loro fonti e che fanno un
serio lavoro d’indagine ?
Silvia Cattori : I suoi libri sono importanti per tutti
quelli che difendono le libertà.
Jean-Claude Paye : Ho scritto questi libri perché credo sia
stato necessario farlo. Quando ho visto passare queste leggi, in
Belgio e ovunque nel mondo, tutto è andato nello stesso senso.
Bisognava rilevare questa coerenza. Sono in pochi a fare questo
lavoro. Io sono quasi il solo a lavorare in maniera globale. Tutti
questi dati non sono messi insieme. Devo raccoglierli, fare il lavoro
del giurista e, nello stesso tempo, il mio lavoro di sociologo, per
poter pensare la nuova forma di organizzazione del potere. I miei
lavori prendono in considerazione le due sponde dell’Atlantico.
Studiano non solo le leggi anti-terrorismo, ma tutte le leggi di
controllo sociale. Questo forma un tutto.