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La Gaza
degli italiani “NON-allineati”
Dossier (in lingua italiana) per la
rivista degli emirati "Dubai Thaqafiyya"
(saremo
presto in grado di fornire sia la versione in lingua inglese che araba)
a cura della Dott.ssa Michaela De
Marco, Il Cairo

A parlare,
alcuni esponenti del mondo culturale italiano, quello non allineato alla
“dottrina prevalente” espressa dal governo.
Nei
giorni di fuoco, il governo italiano s’è dichiarato “fortemente
preoccupato” per la sorte dei civili a Gaza, ma solo dopo aver ribadito
il diritto di Israele a difendersi dal “terrorismo” dell’organizzazione
Hamas, che viene infine ritenuta la principale responsabile delle bombe
israeliane e della morte dei civili palestinesi.
Durante i bombardamenti sistematici di Israele sulla Striscia, Frattini
ha accusato Hamas di aver violato la tregua e, dunque, uno dei “pilastri
del processo di pace”.
Negli
stessi giorni, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha
“auspicato” la cessazione delle ostilità, definendo Hamas responsabile
della “spaccatura del mondo palestinese”.
“Siamo qui per portare l’appoggio italiano ad Israele in questo momento
difficile, con il contributo europeo”, ha sottolineato il premier Silvio
Berlusconi, dopo aver incontrato il primo ministro israeliano Ehud
Olmert insieme ai leader dei paesi europei il 18 gennaio, e ricorda che
proprio l’Italia ha proposto ed ottenuto che Hamas venisse inserita
nelle “Liste del Terrorismo Internazionale”.
Da
queste affermazioni si evince l’approccio del governo, criticato dal
solo ex ministro degli esteri Massimo D’Alema e pochi altri,
assolutamente non disponibile ad un dialogo con Hamas, che “deve”, anzi,
essere necessariamente disarmata e messa a tacere.
L’azione israeliana va dunque accettata nel quadro della guerra al
terrorismo, e l’Italia s’è dichiarata sin da
subito pronta ad adoperarsi in sede G8 per avviare un’iniziativa per il
Medioriente, nonché disponibile ad offrire una sede di dialogo “per
isolare il terrorismo”.
Mentre erano ancora in corso i bombardamenti, Franco Frattini, ministro
degli esteri italiano, ha affermato: “Una sfida importante per Israele è
limitare il coinvolgimento delle vittime”, e ha “consigliato” al governo
israeliano di: “Adottare forme dirette di avviso preventivo ai civili
che abitano in luoghi dove Hamas ha occultato armi e missili”.
Molti
intellettuali italiani si pongono profondamente critici nei confronti
dell’asse israelo-statunitense, ma anche profondamente critici nei
confronti della frammentata dirigenza palestinese, giudicata cinica, non
indipendente e non realmente interessata a risollevare le sorti della
popolazione civile: “Il comportamento di Fatah e in generale dei vertici
dell'ANP e del presidente palestinese Mahmud Abbas possono soltanto
esser definiti colpevoli, complici del disegno israeliano. Fatah, grazie
a Israele, mira a tornare padrona della Striscia, per questo ha di fatto
avallato la campagna aerea di Tel Aviv, che ha avuto come obiettivo
quello di distruggere le infrastrutture di sicurezza di Hamas”, dichiara
Lorenzo Trombetta, giornalista, corrispondente dell’ANSA a Beirut
e studioso del sistema politico siriano.
Massimo Campanini, professore di Relazioni e
Istituzioni dell’Asia e dell’Africa, presso
l’Istituto Universitario Orientale di Napoli,
conferma questa visione: “Il fatto è che alla maggior parte dei paesi
arabi conviene il ridimensionamento di Hamas”, spiegando così il mancato
intervento dei paesi arabi e la mancata sollevazione dell’ANP in
Cisgiordania.
Ma
non solo l’ANP, anche Hamas è giudicata negativamente da una parte
dell’opinione pubblica “antisionista”.
Giuseppe Cataldi,
professore di Diritto Internazionale presso l’Istituto Universitario
Orientale di Napoli, attacca Hamas e la definisce: “Un’organizzazione
estremista che annovera nel suo statuto e programma l’eliminazione dello
Stato di Israele. Il suo obiettivo politico è radicale, chiuso ad ogni
possibilità di mediazione e compromesso. Il lancio di razzi dalla
striscia, verosimilmente deciso da una manciata di dirigenti, ha reso
ostaggio 400mila civili, causando la morte di oltre mille civili, un
terzo dei quali bambini”, e spiega: “Hamas rappresenta solamente la
rabbia del popolo palestinese per la sua condizione di permanente
indigenza e segregazione, certo non il suo interesse
all’autodeterminazione. Hamas tiene semplicemente in ostaggio il popolo
palestinese, strumentalizzando una strisciante situazione di povertà e
marginalità che ha cause strutturali, per lo più riconducibili alla
storica incapacità dell’OLP di Arafat, di investire coscienziosamente la
valanga di denaro messa a disposizione dalla comunità internazionale
negli ultimi due/tre decenni”. Trombetta giudica
negativamente l’ “Opzione armata” del movimento, “Seppur limitata”, Ma
attacca ancor più il suo linguaggio “Massimalista (No allo Stato
d'Israele, martirio per la liberazione)” e la sua assenza di
pragmatismo: atteggiamenti che in tal contesto, “Con un nemico dieci
volte più forte”, condanneranno il popolo palestinese a pagare il prezzo
più alto. Trombetta sostiene che Hamas, come Israele, deve cambiare
strategia: “In caso contrario, continueremo a vedere presto nuove
mattanze a danno dei palestinesi”.
Tuttavia c’è chi sostiene che Hamas, al momento, rappresenta l’unica
autentica possibilità di riscatto per il popolo palestinese.
Antonio Caracciolo, docente e ricercatore di
filosofia del diritto nell’Università la Sapienza di Roma, spiega: “Se
lo scopo di Israele, era di soppiantare Hamas, mai più di adesso i
palestinesi hanno bisogno di Hamas. Se Israele pretende di imporre Abu
Mazen e Fatah, significa che considera questi soggetti suoi strumenti”.
L’Italia pretende di assurgere a promotore di un dialogo “difficile ma
necessario”. In realtà, un dialogo reale risulta ostacolato
dall’atteggiamento della comunità internazionale, che di fatto agisce
nella logica dei “due p(a)esi-due misure”. Dalle dichiarazioni del
governo Italiano emerge chiaramente la sua propensione inequivocabile
verso una sola parte: quella israeliana.
Sergio Baldi, professore di lingua e
letteratura hausa presso l’Istituto Universitario l’ “Orientale” di
Napoli, conferma: “Il governo attuale ha rotto quell'equilibrio
esistente e propende per Israele, ovviamente per interessi esterni
(forte legame con la politica di Bush) e ed interni (la svolta impressa
da Alleanza Nazionale, al governo, che cerca di rifarsi una verginità
politica)”.
“A
far da capolista, il comunista, o ex tale, Presidente della Repubblica
Napolitano, che è giunto a definire l’antisionismo come forma di
antisemitismo, dimostrando oltre ad una totale ignoranza dei termini,
anche un disprezzo antidemocratico nei confronti della libertà di
pensiero, di espressione, sancite inequivocabilmente dalla Costituzione
italiana”, aggiunge Filippo Fortunato Pilato, direttore di Terra
Santa Libera, agenzia cattolica di notizie dalla Terra Santa, “Ma il più
spericolato acrobata dell’attuale politica di governo italiana
filo-israeliana”, continua Pilato, “È sicuramente Gianfranco Fini,
delfino di Berlusconi e Presidente della Camera dei Deputati, Segretario
di Alleanza Nazionale, formazione derivante parzialmente dal vecchio
Movimento Sociale Italiano, partito storico della destra italiana
post-fascista, completamente allineato nei ranghi di formazione
conservatrice americanista e filo sionista. Il partito è stato
recentemente sdoganato e salito agli onori degli altari politici dopo la
famosa visita di Gianfranco Fini in Israele, dove, kippa in testa, al
museo dell’olocausto, ha dichiarato pubblicamente come il periodo
fascista italiano fosse da considerarsi ‘il male assoluto’. Da qui
iniziarono una serie di purghe interne e abbandoni, di coloro i quali
considerarono tali dichiarazioni eccessive”. Pilato fornisce una lista
di nomi noti, convinti rappresentanti dell’ala pro-Israele presente
all’interno del Parlamento italiano, e sottolinea che: “Costoro, si
ritrovano in compagnia della crema del giornalismo italiano (…) guidati
dal loro guru Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità ebraica,
nonché per anni attivista e organizzatore di squadre ebraiche di
picchiatori di dissidenti e ricercatori storici revisionisti. Pochi mesi
fa, il Professore Faurisson, 85 anni, è stato malmenato, talmente da
essere ricoverato in ospedale, mentre teneva una conferenza-dibattito
presso l’Università di Teramo”. Gli stessi, riporta Pilato: “Hanno
inscenato una piazzata fuori dall’aula parlamentare, quando i
bombardamenti a tappeto di Gaza erano ancora in corso”, e continua: “A
tale piazzata macabra si è unito anche il Presidente della camera dei
deputati, Gianfranco Fini, che, avvolto di bandiere israeliane, ha
dimostrato ancora una volta e pubblicamente la propria sudditanza ad una
nazione straniera, con l’aggravante di farlo proprio nel momento in cui
tale nazione stava compiendo eccidi orrendi, e dalla Presidenza e
Segreteria delle Nazioni Unite arrivavano le Risoluzioni che chiedevano
a gran forza la sospensione dei bombardamenti su Gaza”. E gli italiani
“onesti ed informati” come reagiscono? : “Profonda indignazione”.
Francesca Maria Corrao, professoressa di
Lingua e Letteratura araba
presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli,
autrice di diverse pubblicazioni, nonché nota traduttrice, condanna
fermamente “l’eccidio di Gaza” e dichiara a tal proposito: “Noi italiani
siamo rappresentati da persone elette dalla maggioranza del popolo
italiano, quindi chi non li ha votati è costretto a subire scelte che
non condivide”.
Questo schieramento così netto al fianco di Israele, deriva, in tutta
evidenza, dal suo allineamento acritico alla politica statunitense. La
politica estera italiana: “È sempre stata debole dal secondo dopoguerra
in qua, con qualche nobile ma rara eccezione. L'attuale esecutivo è
sempre stato appiattito sulle posizioni di Bush. Ora che si sta per
passare all'amministrazione di Obama, è ancor più difficile che si
prenda qualche iniziativa originale. Prevale l'attendismo, inoltre, le
posizioni espresse sulla crisi obbediscono tutte a logiche di rivalità
tra opposti schieramenti ideologici interni”, afferma Paolo Branca,
professore di arabo e studi islamici all'Università Cattolica di Milano,
nonché autore di numerosi saggi e traduttore di autori arabi.
“Del
resto, salvo lodevoli eccezioni, tra le quali si annoverano Mussolini,
Andreotti, Mattei, Craxi e pochi altri, gli italiani hanno sempre fatto
così: saltano sul ‘carro del vincitore’ mentre ancora elevano lodi al
‘potente’ di turno”, ha commentato Enrico Galoppini, redattore di
“Eurasia - Rivista di studi geopolitici”.
L’Italia viene definita “Colonia americana”, da Pilato: “Con tanto di
basi militari, logge massoniche atlantiche, ed un’ economia e finanza
direttamente dipendenti dai centri di potere angloamericani. Il potere
angloamericano sin dalla guerra fredda era dovuto alla potente influenza
e direzione delle lobby ebraiche, che ne gestivano i flussi finanziari e
commerciali”.
Il
riferimento al peso (significativo) delle lobbies israeliane, sia sul
piano politico che mediatico in Italia, è piuttosto ricorrente.
Caracciolo spiega: “Anche in Italia esiste una Israel Lobby, che
determina la politica estera italiana. Basta considerare la presenza di
una "colonia" israeliana nel parlamento italiano, addirittura nella
commissione esteri. Credo che la Lobby agisca direttamente sul governo e
la politica italiana, ma anche indirettamente attraverso la più potente
Lobby americana”.
Ma la
politica italiana presenta anche una frangia “filo-palestinese”, formata
per lo più dai movimenti e i partiti di sinistra, che nei giorni della
guerra a Gaza hanno dato luogo a diverse iniziative di protesta.
Tuttavia, non tutti credono nel reale potere d’attrazione di queste
formazioni politiche, di fatto minoritarie (il partito comunista ha
perso tutti i seggi in parlamento alle ultime elezioni). Galoppini
dichiara a tal proposito: “La sinistra italiana è completamente allo
sbando, senza idee-forza né presa sulla gente, e per quanto riguarda la
‘sinistra estrema’, trattasi di ambienti che elaborano un’analisi della
questione completamente superata dagli eventi (…)”.
Ma
non solo la sinistra è scesa nelle piazze italiane in questi giorni per
protestare contro l’azione israeliana. Sono infatti scesi in campo anche
gruppi di estrema destra, molti dei quali violenti, che, in questo
periodo di forte crisi politico-istituzionale, economica e sociale in
Italia, stanno prendendo piede in molte città.
Il 19
Gennaio, Franco Frattini, ha annunciato la sua partenza verso la
Striscia.
Tra
le altre cose, il governo italiano ha inviato aiuti umanitari alla
popolazione di Gaza e ha dato il via al progetto di cura di dieci
bambini palestinesi in un ospedale pediatrico di Firenze. Trombetta
commenta: “Si tratta di bilanciare questo atteggiamento”, insomma: “Non
potendo e non volendo andare contro lo Stato ebraico, ora cerchiamo di
ridurre i sensi di colpa con qualche aiuto umanitario e qualche altra
carità”.
E
la stampa italiana?
“Assolutamente servile e condizionata dalla politica e dagli interessi.
In Italia non esiste una tradizione di giornalismo indipendente.
Pretendono di fare opinione un gruppo di Opinionisti che si pronunciano
su ogni questione. Esistono poi gruppi parafascisti di pressione sulla
stampa e sui singoli giornalisti”, commenta Caracciolo. In linea con
lui, Galoppini spiega: “I direttori e i caporedattori sono selezionati
accuratamente all’interno di un meccanismo che non consente eccezioni,
considerando che anche per certi ‘contestatori’ è previsto un ruolo (…).
La questione della Palestina e del Sionismo è il banco di prova perfetto
per saggiare ‘l’anticonformismo’ di tutti quanti”. Inoltre:
“L'assenza di un garante nella gestione dei
programmi televisivi aggrava ulteriormente la situazione, perché il
pubblico italiano è tenuto all'oscuro sui fatti”, afferma Corrao.
C’è
chi ha criticato la moderazione dei media italiani nel presentare le
crudezze del conflitto: “Come in passato i nostri media ufficiali non
hanno trasmesso le immagini crude che invece venivano trasmesse dalle tv
panarabe. Questo rientra nell'ordine di scuderia generale di non turbare
l'opinione pubblica mettendola di fronte alla verità dei crimini
israeliani commessi contro i civili”, commenta Trombetta. C’è poi chi ha
criticato principalmente la mancanza di analisi. A questo proposito si
esprime Cataldi: “I media
italiani hanno fornito una rappresentazione eccessivamente semplificata
del conflitto. Come nei giorni della guerra del Golfo, si è puntato
sulla macabra spettacolarità dei cieli di Gaza (…) e si è poi trattato
l’autoreferenziale problema del divieto di accesso nella Striscia
imposto dal governo israeliano ai giornalisti. Scarsa attenzione e
scarsa capacità critica rispetto a temi cruciali, quali il ruolo
dell’Egitto, tanto ambiguo quanto quello del Pakistan in relazione
all’Afghanistan, le dinamiche interne al movimento palestinese …”.
In Italia, l’agenzia indipendente
Infopal, che recentemente s’è vista bloccare il gruppo su
Facebook, s’è impegnata, con altre testate on-line, nella denuncia della
“manipolazione della verità” messa in atto dai media ufficiali italiani:
nel mirino la RAI (Radio Televisione Italiana), la tv di stato, per aver
presentato la realtà di Gaza prevalentemente attraverso il suo inviato a
Gerusalemme, Claudio Pagliara, di fatto, giudicato da molti “Portavoce
dell’esercito israeliano”.
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/GazaItalianiNonAllineati-DubaiAlThaqafiyya.htm
Saremo presto in grado di fornire sia la versione in
lingua inglese che araba.
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