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Notizie dalla Terra Santa

 

PALESTINA, LA PACE MANCANTE

a cura dell'arch. Abu Awwad Bassam

1

PALESTINA:

LA PACE MANCANTE

 dell'arch. Abu Awwad Bassam

Uno dei paesi più martoriati della storia, che conta oggi circa 5 milioni di abitanti.

Nonostante la sua sacralità storica è sempre stato un paese sotto occupazione, soffrendo molti  massacri.

Nell'ultimo secolo i palestinesi hanno subito inaudite sofferenze e, a causa di un complotto internazionale, sono più di 50 anni che aspettano una pace giusta, ma che non arriva mai.

Ogni giorno ci sono morti e case distrutte dall'occupazione israeliana.

Se qualcuno ti dovesse rubare la casa, oppure ammazzasse tutti tuoi cari, cacciandoti via dalla tua terra, cosa faresti?

Tutti noi vogliamo la pace, ma che sia giusta e degna.

I massacri che abbiamo subito e le sofferenze del nostro popolo indifeso, ci spingono a chiedere: perché tutto questo odio? Cosa abbiamo fatto ai giudei? Non siamo stati noi a causare il loro olocausto,  e neppure li abbiamo deportati, nè massacrati.

Loro che stanno rubando le nostre case e la nostra terra, loro che hanno costruito il muro della separazione razziale, loro che sta frantumando le nostre proprietà, che con le loro armi di distruzione di massa stanno massacrando il nostro popolo, hanno il coraggio di chiamarci  “terroristi”.

Noi, che non abbiamo nè armi pesanti, nè arei da guerra, nè cannoni, saremmo “terroristi”.

Noi, che siamo in pace nelle nostre case, che vogliamo vivere secondo le nostre abitudini, saremmo “terroristi”.

Noi, che abbiamo subito e stiamo subendo massacri, come a Deer Yasin, a Deer al Balah, a Bene Hanuon, saremmo “terroristi”.

Noi cerchiamo di promuovere la pace giusta, ma nessuno ci ascolta, perchè saremmo dei “terroristi”.

Oh mondo, come sei ingiusto. Negando la giustizia, come pensate che i nostri figli debbano rispettarvi ed amarvi? Come potete immaginare e pretendere di essere rispettati dopo le sofferenze che ci avete inflitto e che continuate a procurarci?

Voi che siete complici e causa dell’ingiustizia, parlate di democrazia. Una democrazia fasulla.

È questa la democrazia secondo voi? Poveri noi.

Rivendichiamo il nostro diritto alla Palestina, la patria di Abramo e di Gesù.

E non dimenticate che noi siamo i filistei, di biblica memoria.

 Dr. Abu Awwad Bassam 


2

STORIA DELLA PALESTINA dal 637 al 1947

637

Gli arabi conquistano Gerusalemme.


XII - XIV sec.

La Palestina è sconvolta dalle Crociate per la riconquista del Santo Sepolcro.


XV sec

Ondata di invasioni dei mongoli e dei turchi.


1516

Conquista da parte dei turchi ottomani.


1840

Prima proposta di colonizzazione ebraica. Lord Palmerston, primo ministro inglese suggerisce l'insediamento di ebrei in Palestina per "tener aperta la Porta d'Oriente alle truppe ed ai commerci inglesi".


1882

Comincia la prima ondata migratoria di ebrei in Palestina (circa 25.000 dalla Russia), favorita dagli inglesi, provocando i primi disordini con la popolazione araba.


1891

Petizione di notabili e protesta palestinese contro la vendita di terre agli ebrei e l'abuso dei coloni ebraici.


1896

Theodor Herzl, giornalista ungherese, in seguito all' "affare Dreyfuss"" (ufficiale ebreo francese condannato per alto tradimento senza alcuna prova), pubblica "Lo Stato ebraico", che segna l'atto di nascita del sionismo politico, del progetto e dell'organizzazione di un movimento per il ritorno degli ebrei in Palestina.


1897

Primo congresso sionista a Basilea (Svizzera), nel quale vengono prese numerose decisioni, prima di tutte quella di fondare "una sede nazionale ebraica" in Palestina.


 1900 ca.

In Palestina vivono 50.000 ebrei e 600.000 arabi.


1901/3

Disordini a Tiberiade e a Jafa (Jaffa).


1905/6

In seguito al fallimento della rivoluzione russa del 1905, alcuni ebrei russi sbarcarono in Palestina.


1908

Viene fondato il giornale arabo "Al Karmal'" a carattere nazionalistico.


1914

Con lo scoppio del primo conflitto mondiale, l'Inghilterra promette l'indipendenza a tutti gli stati arabi che combatteranno l'impero ottomano.


1915

L'alto commissario britannico a II Cairo, Mac Mahon, promette allo sceriffo della Mecca, Hussein, uno stato arabo indipendente che comprenda la Palestina, in cambio della partecipazione araba allo sforzo bellico.


1916

Con gli accordi di Sykes-Picot, la Francia e la Gran Bretagna si spartiscono il Medio Oriente in zone di influenza, senza tenere in alcun conto le promesse britanniche allo sceriffo Hussein, in base al quale la Siria e il Libano diventano francesi, la Giordania e l'Irak inglesi; la Palestina dovrebbe avere uno status internazionale.


1917

2 novembre - Lord Balfour a nome di Sua Maestà Britannica invia a Lord Rothschild, per la federazione sionista, una lettera in cui si dichiara che la Gran Bretagna "vede con favore lo stabilirsi in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico...". Al momento della dichiarazione, la popolazione totale della Palestina è di 700.000 unità: 574.000 musulmani, 74.000 cristiani e 56.000 ebrei.


1917/18

Le truppe inglesi conquistano la Palestina.


1918/20

Esodo delle comunità ebraiche russe a seguito di violenze e devastazioni dovute la guerra civile che segue la rivoluzione russa. Come già in occasione dei pogrom del 1881 e del 1904 solo una piccola parte emigra in Palestina.


1919

Primo congresso palestinese a Gerusalemme.


1920

Conferenza di Sanremo: la Palestina diventa protettorato britannico. Manifestazioni e rivolte arabe contro il mandato britannico. Gli inglesi riconoscono come lingua ufficiale accanto ad inglese ed arabo l'ebraico, modernizzato da Eliezer Ben Yehudi. In Palestina gli arabi sono circa 800.000 e gli ebrei 80.000. Fondazione dell'organizzazione sionista militare Haganah (nucleo originario del futuro esercito israeliano).


1921

In seguito ai disordini arabi del maggio 1921, viene nominata la Commissione d'Inchiesta Haycraft nel tentativo di alleggerire l'atmosfera in Palestina. Nonostante, ritenga gli arabi responsabili dello scoppio della violenza, la commissione sostiene che la radice del problema è l'ansia araba causata dagli impegni pro-sionisti presi dalla diplomazia britannica. La commissione Haycraft fa parte di un processo che porta alla pubblicazione della Carta Bianca di Churchill.


1922

La Lega delle Nazioni ratifica il mandato alla Gran Bretagna per l'amministrazione della Palestina. Il mandato è un sistema creato dalla Lega delle Nazioni secondo il quale "i popoli non ancora in grado di auto governarsi" sarebbero amministrati da "nazioni più evolute". Col tempo queste nazioni, principalmente le Potenze Alleate, avrebbero trasferito l'autorità alla popolazione del luogo. Il trattato non parla della tutela della popolazione residente e la parola "arabo" non viene menzionata. Inizia l'immigrazione degli ebrei sionisti che vengono accolti con simpatia dalla popolazione residente. Londra promette agli ebrei una "casa nazionale" e agli arabi l'indipendenza.


1925

'Izz al-din Qassam, siriano stabilitosi in Palestina qualche anno prima, forma un'organizzazione di rivolta anti-sionista e anti-colonialista con cellule segrete.


1927

Gli ebrei che vivono in Palestina sono ora 150.000.


1928

Insurrezione di grande portata scatenata dai contadini palestinesi: gli inglesi rispondono con una terribile repressione che fa migliaia e migliaia di vittime. Insurrezioni si susseguiranno senza interruzione fino alla grande rivolta del 1936.


1929

Viene costituita l'Agenzia Ebraica al fine di favorire l'immigrazione e la formazione di colonie ebraiche in Palestina. Dal 1880 al 1929 gli ebrei immigrati in Palestina sono 120.000 su circa 4 milioni di ebrei fuggiti dall'Europa centro-orientale.


1935/36

Qassam inizia la lotta armata e viene ucciso dalle truppe inglesi a Jenin. Gli ebrei in Palestina sono ora 355.000. Rivolta palestinese contro l'occupazione britannica e la crescente immigrazione ebraica. Lo sciopero generale, durato sei mesi, si trasforma nell'estate del '36 in aperta ribellione armata. Al termine della rivolta, nel'39, le vittime palestinesi saranno 15.000.


1937

La commissione britannica presieduta da lord Peel propone la spartizione tra ebrei e arabi della Palestina, con:
- la creazione a nord-ovest di uno stato ebraico,
- una zona comprendente Gerusalemme e Jaffa sotto dominio britannico e
- il resto del paese riunito alla Transgiordania.
Il piano viene rifiutato dai Sionisti e dagli arabi. In seguito a una nuova sollevazione della popolazione araba, viene deportata la maggior parte dei suoi leader politici. Al momento gli ebrei sono il 28% della popolazione totale. Iniziano le azioni terroristiche dell'Irgun Zvai Leumi, corpo paramilitare della destra sionista, fondato dal filo-fascista Jabotinskij, contro palestinesi e britannici.


 1939

Gli inglesi promettono la costituzione di uno stato arabo-ebraico; rifiuto risoluto da parte araba.


1939/45

In Europa inizia lo sterminio sistematico degli ebrei ad opera dei nazisti. L'Agenzia Ebraica organizza l'immigrazione clandestina in Palestina respingendo le limitazioni imposte dal "Libro Bianco" britannico del '39.


1944

Il gruppo terroristico ebraico "Stern", nato da una scissione dell'Irgun, uccide Lord Moyne, ministro britannico per il Medio Oriente.


1945

Gli ebrei residenti in Palestina raggiungono il numero di 608.000 (un numero undici volte superiore a quello del 1917), contro 1.200.000 arabi.



1946

L'Irgun fa saltare con la dinamite la segreteria generale dell'Alto commissariato britannico a Gerusalemme (Hotel King David), causando oltre novanta vittime.


1947

29 settembre - La Gran Bretagna rimette il proprio mandato sulla Palestina alle Nazioni Unite.
29 novembre - Le Nazioni Uniti approvano la risoluzione 181 (votano a favore URSS, USA e Francia, ma gli Stati arabi votano contro; la Gran Bretagna, la Cina ed altri si astengono), che prevede la divisione della Palestina in tre parti:
- uno stato ebraico sul 56% del territorio
- uno stato palestinese
- una zona internazionale che comprenda Gerusalemme e Betlemme.
Il confine tracciato viene definito "Linea Verde".


1948

La proclamazione dello stato d'Israele è prevista per il mese di maggio, ma i gruppi armati israeliani muovono una violenta offensiva contro la popolazione palestinese con l'obbiettivo di realizzarne l'espulsione dalle loro terre.
Nasce l'esercito di liberazione della Palestina, composto da cinquemila volontari tra cui anche iracheni ed egiziani.
9 aprile - A Deir Yassin, sulla strada di Gerusalemme, un commando dell'Irgun, diretto da Begin, uccide duecentocinquantaquattro persone, in buona parte bambini e vecchi.
11 maggio - I residenti palestinesi di Lydda sono deportati a Ramallah. È la marcia della morte, con numerose vittime. Le deportazioni di massa e l'esodo proseguono a catena.
14 maggio - David Ben Gurion proclama, a Tel Aviv, la nascita dello stato d'Israele, riconosciuto immediatamente da Stati Uniti, URSS ed altri paesi. Gli israeliani controllano, non più il 56%, bensì, il 77% del territorio. Gerusalemme viene divisa tra Israele e Giordania: la Città Vecchia con la parte est passa sotto il controllo della Giordania, la parte occidentale e quella meridionale sono sotto Israele. 150.000 palestinesi continuano a vivere in Israele, praticamente senza diritti e sottoposti a regime militare. Nasce anche l'esercito di Israele "Tsahal", chiamato Forza di Difesa d'Israele (IDF), che incorpora tutte le organizzazioni sioniste paramilitari. La Lega araba (Siria, Iraq, Egitto e Giordania) invade il nuovo stato il giorno stesso della sua nascita, ma sarà sconfitta.
15 luglio - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ordina ad arabi e israeliani, il cessate il fuoco.
17 settembre - Viene ucciso, a Gerusalemme, il conte Folke Bernadotte, inviato delle Nazioni Unite per la trattativa di mediazione nel conflitto arabo-israeliano. Ventitre anni dopo, Baruch Nadel, che nel '48 era capo del controspionaggio del gruppo "Stern", ammette di aver organizzato quell'attentato, allo scopo di far fallire il tentativo di mediazione dell'ONU.
11 dicembre - Le Nazioni Unite votano la risoluzione 194 che chiede il ritorno a casa, o un indennizzo, per i quasi 800.000 palestinesi espulsi dalle loro terre.


1949

11 Maggio - Israele, grazie alla risoluzione 273, diventa membro delle Nazioni Unite.
8 dicembre - L'ONU costituisce l'Ufficio di Soccorso e di Lavoro delle Nazioni Unite per i profughi di Palestina (UNRWA) e decreta l'internazionalizzazione di Gerusalemme.
Nel corso dell'anno, vengono rasi al suolo 387, su 475, cittadine e villaggi palestinesi nel territorio israeliano. Un milione di palestinesi, costretti ad abbandonare le loro terre, si riversano a Gaza, in Cisgiordania e Libano, nei campi profughi.
Gli ebrei, in Palestina, sono già un milione.


 

1950

24 Aprile - Annessione della Cisgiordania da parte della Giordania, mentre l'Egitto prende il controllo della Striscia di Gaza.
Israele promulga la "Legge del Ritorno" che consente ad ogni ebreo, con una semplice domanda di acquisire la nazionalità israeliana e di trasferirsi in Israele.


1953

Gli ebrei sono 1.500.000.
Continua tensione al confine fra Israele e Giordania.
14 Ottobre - Il comandante Ariel Sharon guida un'azione militare contro il villaggio palestinese in Cisgiordania di Kibya che porterà all'uccisione di 53 abitanti.


1954

L'Egitto concede ai palestinesi un'ampia autonomia nel governo della Striscia di Gaza.


1956

26 luglio - Il neopresidente egiziano, Nasser, nazionalizza la Compagnia del canale di Suez (che fin dalla sua apertura, nel 1896, apparteneva a una compagnia anglo-francese) e proibisce il transito delle navi israeliane.
23 ottobre - Gran Bretagna, Francia ed Israele firmano gli accordi segreti di
Sèvres contro l'Egitto.
29 ottobre/6 novembre - Truppe israeliane entrano via terra in Egitto, mentre paracadutisti franco-britannici tentano di occupare la zona del canale: è la cosiddetta "guerra di Suez".
Durante la guerra di Suez reparti dell'esercito israeliano compiono numerosi massacri: a Qalqilyia (10/11 ottobre), a Kafr Qasem (19 ottobre e il 29 ottobre), a Khan Yunes e a Gaza viene ritrovata una fossa comune con 39 corpi, ma il sindaco denuncia la scomparsa di 700 persone.
24 dicembre - Le forze franco-britanniche lasciano l'Egitto (a causa della forte reazione egiziana, delle minacce sovietiche e della condanna dell'ONU e degli USA), Israele lo farà solo nel marzo del '57.


1959

Al-Fatah, che aveva cominciato ad organizzarsi clandestinamente a Gaza nel 1956, pubblica il primo numero del suo bollettino ufficiale "La nostra Palestina".


1964

28 maggio - Nasce a Gerusalemme l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), che viene accolta nella Lega Araba.


1965

1 ° gennaio - Il gruppo militare di Al-Fatah lancia la prima delle sue azioni contro Israele.


1966

13 novembre - Il più grave incidente dalla guerra del 1956. Israele attacca il villaggio palestinese di Al-Samua in Cisgiordania, a sud di Hebron. I morti sono 18, i feriti 50 e 125 case rase al suolo.
25 novembre - Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU adotta una risoluzione che condanna Israele per l'attacco di Al-Samua.



1967

Grave tensione in tutto il Medio-Oriente, Egitto e Siria denunciano pubblicamente i preparativi militari di Israele. Il leader egiziano Nasser dichiara di voler chiudere il Canale di Suez alle navi che riforniscono Israele.
maggio - Il Cairo chiede il ritiro delle truppe ONU, occupa le zone smilitarizzate nel'57 e blocca il golfo di Aqaba. A fine maggio Iraq e Giordania entrano a far parte del patto militare siriano-egiziano. Con il pretesto di difendersi dall'accerchiamento arabo Israele lancia un fulmineo attacco, reagisce con una guerra lampo, passata alla storia come "guerra dei sei giorni".
5 giugno - Alle ore sette l'aviazione israeliana entra in azione distruggendo a terra il 90% dell'aviazione di tutti i paesi arabi.
10 giugno - Israele ha già completato l'occupazione del Sinai egiziano, della Striscia di Gaza, delle
alture del Golan siriane, della Cisgiodania e di Gerusalemme araba.
28 giugno - Israele decide il passaggio di Gerusalemme Est sotto la legislazione, la giurisdizione e l'amministrazione israeliana.
8 agosto - Viene indetto uno sciopero generale di massa della popolazione araba di Gerusalemme contro l'annessione.
22 novembre - Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU vota la risoluzione 242, che chiede il ritiro di Israele dai Territori Occupati, il rispetto di confini sicuri e la soluzione del dramma dei profughi.
11 dicembre - Nasce ad Amman il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina.
Un mese dopo la guerra i profughi palestinesi sono già 100 mila, ma diventeranno in breve 300 mila, perché Israele inizia subito la politica di insediamento dei coloni.


1968

Attriti con Egitto e Giordania sono causa di incidenti sui confini.
21 marzo - brillante vittoria dei combattenti palestinesi; gli israeliani tentano di impadronirsi della città giordana di Karameh (sulla sponda est del fiume Giordano).
Vengono respinti subendo pesanti perdite.


1969

Continuano gli incidenti di frontiera. Azioni militari sporadiche degli egiziani lungo il canale di Suez.
4 febbraio - Yasser Arafat è eletto presidente dell'OLP.
22 febbraio - Nasce il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina.
3 marzo - La Commissione ONU per i diritti umani condanna Israele per "le continue violazioni dei diritti umani" nei territori occupati.
3 luglio - Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dichiara nulle le misure prese da Israele per modificare lo stato di Gerusalemme.
20 ottobre/1° novembre - Truppe libanesi si scontrano con contingenti militari dell'OLP. In seguito, con la mediazione egiziana, la resistenza palestinese viene ufficialmente autorizzata a restare in Libano.


 1970

Il "Fronte Popolare di Liberazione della Palestina" (FPLP), porta a termine una serie di dirottamenti aerei, che provoca l'espulsione dei suoi dirigenti dal Comitato Centrale dell' OLP.
febbraio - iniziano gravi scontri tra l'OLP ed esercito giordano, che continueranno per tutto l'anno.
15/25 settembre - È l'anno del "settembre nero". Re Hussein di Giordania, impaurito dalla presenza e dall'organizzazione della resistenza palestinese nel suo territorio, sferra contro questa un pesante attacco militare, che provoca più di 4.500 morti e di 10.000 feriti. Si giunge ad una tregua grazie alla mediazione di Nasser, ciononostante, la resistenza palestinese è costretta a lasciare la Giordania ed a spostarsi in Libano.


1971

Nascono le "Pantere Nere" israeliane, un'organizzazione che si batte per il riconoscimento dell'uguaglianza di diritti tra ebrei provenienti dai paesi arabi (cosiddetti "sefarditi"), ebrei provenienti dall'occidente ("askhenaziti") ed ebrei provenienti dall'Europa orientale.


1972

Vengono compiute numerose azioni da parte di diversi gruppi della resistenza palestinese.
maggio - Tre giapponesi arruolati nella resistenza palestinese, compiono un attentato all'aeroporto di Tel Aviv, 28 i morti e 90 i feriti.
8 luglio - Per rappresaglia, il Mossad (servizio segreto israeliano), uccide a Beirut Ghassan Kanafani (intellettuale di spicco, scrittore ed artista palestinese, uno dei fondatori del FPLP) e la sua nipotina di undici anni.
5/6 settembre - L'organizzazione palestinese Settembre Nero attacca la delegazione israeliana ai Giochi Olimpici di Monaco, rimangono uccisi diversi atleti.
16 ottobre - Il Mossad uccide Wael Zuaitar, rappresentante dell'OLP a Roma.
8 dicembre - Cade Mahmud Hamshari, rappresentante dell'OLP a Parigi, e morirà il 9 gennaio.


1973

30 aprile/12 maggio - Scontri tra esercito libanese e "fedayyn" (guerriglieri palestinesi per lo più residenti in Libano).
6 ottobre - Quarta guerra arabo-israeliana passata alla storia come "Guerra del Kippur". Egitto e Siria lanciano un attacco coordinato a sorpresa per riconquistare i territori perduti nella guerra del 1967. Dopo alcune sconfitte iniziali gli Israeliani riprendono il controllo della situazione e contrattaccano.
16 ottobre - Le truppe israeliane attraversano il canale di Suez.
22 ottobre - L'ONU adotta la risoluzione 338 che impone un cessate il fuoco, accettato dalle parti. In realtà Israele continua la controffensiva e solo dopo minacce dell'URSS si ferma l'11 novembre.
26/28 novembre - Al vertice dei paesi arabi di Algeri l'OLP è riconosciuto come legittimo rappresentante del popolo palestinese.
21 dicembre - Apertura della Conferenza di pace di Ginevra.
Le azioni della guerriglia palestinese proseguono.


 1974

14 ottobre - L'OLP viene invitato dall'ONU, come rappresentante del popolo palestinese, a partecipare al dibattito sulla questione palestinese.
25 ottobre - L'OLP viene ammessa in qualità di "osservatore" alla Conferenza Generale dell'UNESCO
7 novembre - La Commissione Culturale dell'UNESCO, con una risoluzione, decide di sospendere gli aiuti che fornisce ad Israele, per la sua persistenza a modificare il carattere storico della città di Gerusalemme.
13 novembre - Arafat, presidente dell'OLP, parla all'ONU pronunciandosi a favore di un unico stato democratico che riunisca ebrei, cristiani e musulmani.
Il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese viene riconosciuto per la prima volta dalle Nazioni Unite, con la risoluzione dell'Assemblea Generale n. 3236.


1975

13 aprile - Le milizie falangiste cristiano-maronite uccidono oltre cento tra operai e combattenti
palestinesi. Inizia la guerra civile libanese perché le milizie delle forze progressiste si schierano con l'OLP.
10 novembre - L'ONU stabilisce il sionismo è una forma di razzismo.
2 dicembre - Israele bombarda il sud del Libano per "rappresaglia preventiva".


1976

marzo - Le autorità israeliane confiscano vasti terreni appartenenti a palestinesi residenti nei Territori occupati nel 1948. Grande mobilitazione popolare di protesta brutalmente repressa dall'esercito israeliano. A Sakhneen, un villaggio della Galilea, viene compiuto l'ennesimo massacro contro la popolazione palestinese. Da allora questo tragico evento viene commemorato ogni anno il 30 marzo come "Giornata della Terra".
12 agosto - Tal Al Zatar, quartiere e campo palestinese di Beirut, cade dopo sette settimane d'assedio: vengono massacrati tra i duemila e i tremila palestinesi. Gli attaccanti sono i falangisti e i siriani. Poco dopo, Sharon rivela che, a coordinare gli attaccanti, c'erano ufficiali israeliani.


1977

Un gruppo di ufficiali israeliani chiede la pace e la fine degli insediamenti ebraici in Palestina.
6 novembre - Israele deporta il vescovo greco-cattolico di Gerusalemme, Hylarion Capucci, arrestato qualche anno prima per i suoi rapporti con la resistenza palestinese.
19 novembre - Per la prima volta nella storia un presidente di un paese arabo si reca in visita ufficiale in Israele: è il presidente egiziano Sadat, che incontra in Israele il primo ministro Begin.


1978

14 marzo - Israele invade il sud del Libano.
6 novembre - Si apre il vertice di Camp-David, negli Stati Uniti, fra le delegazioni statunitensi, israeliane ed egiziane.
17 settembre - A Camp-David viene firmato un accordo di pace, che comprende due documenti: il primo, intitolato "Accordo quadro per la conclusione della pace fra Egitto ed Israele" prevede il ritiro di Israele dalla penisola del Sinai (portato poi a termine solo cinque anni dopo) e la normalizzazione delle relazioni fra i due paesi e un secondo documento "Accordo quadro per la pace in Medio Oriente" molto generico che prevede la concessione di una non meglio definita autonomia a Gaza e in Cisgiordania per un periodo transitorio di cinque anni.
II mondo arabo respinge l'accordo.


1980

Continuano gli attentati del Mossad contro esponenti palestinesi.
13 giugno - La CEE, a Venezia, condanna gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gaza e l'annessione forzata di Gerusalemme.
30 luglio - Il parlamento d'Israele approva la "legge fondamentale" che proclama Gerusalemme "unita e nella sua interezza, capitale di Israele".
20 agosto - Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approva la Risoluzione n. 478, con la quale ribadisce che "l'acquisizione di territori con la forza è inammissibile" censurando l'approvazione della "legge fondamentale" da parte di Israele, considerandola una netta violazione del diritto internazionale.


1981

aprile - Gli israeliani bombardano Tiro e Sidone.
17 giugno - Bombardano l'impianto nucleare iracheno di Tamuz, presso Bagdad.
17 luglio - Bombardano Beirut: i morti sono più di trecento.
6 ottobre - Viene ucciso, al Cairo, il presidente Sadat ad opera della Jihad Islamica.
9 ottobre - Cade, a Roma, Majd Abu Sharar, funzionario dell'OLP.
14 dicembre - Israele annette le Alture del Golan, appartenenti alla Siria.


1982

marzo/ aprile - Israele sospende sindaci e consigli comunali palestinesi.
11 aprile - Un soldato israeliano, seguace del rabbino razzista Meir Kahane, entra nella Moschea della Roccia a Gerusalemme aprendo il fuoco contro i fedeli mussulmani, uccidendone due e ferendone una trentina. Segue un'ondata di protesta in tutti i Territori Occupati.
3 giugno - A Londra un attentato contro l'ambasciatore israeliano è rivendicato dal gruppo di Abu Nidal, da tempo sconfessato e condannato a morte da Arafat.
4 giugno - Inizia l'operazione: "Pace in Galilea". Viene sferrata da Israele e dalle truppe loro alleate cristiano-maronite, un'offensiva militare contro il Libano e l'OLP. In ottanta giorni di battaglia, si contano tra le 30.000 e le 40.000 vittime palestinesi e libanesi. Beirut rimane divisa in due parti per tutta la durata del conflitto.
6 luglio - Un gruppo di riservisti israeliani si oppone al proseguimento della guerra.
17 luglio - Viene ucciso, a Roma, Kamal Hussein, rappresentante dell'OLP.
30 agosto - I combattenti palestinesi abbandonano il Libano e il quartier generale dell'OLP viene trasferito a Tunisi. Gli USA promettono di tutelare la sicurezza della popolazione civile palestinese dei campi profughi.
14 settembre - Massacro di Sabra e Chatila: razzi israeliani illuminano a giorno i due campi profughi a Beirut, consentendo ai falangisti di massacrare per tre giorni consecutivi la popolazione palestinese e libanese inerme. Le vittime ufficiali sono 1.319, ma in realtà all'appello mancano più di 3.000 persone.
25 settembre - A Tel Aviv, si svolge una delle più grandi manifestazioni di ebree ed ebrei, contro il massacro e per la pace: scendono in piazza più di 4.000 persone.


1984

L'esercito israeliano è costretto dalla Resistenza Palestinese a ritirarsi per la prima volta da una parte dei territori occupati nel sud del Libano.


1985

1° ottobre - Gli israeliani compiono un raid aereo su Tunisi, radendo al suolo il quartier generale dell'OLP. Sotto le bombe, muoiono 75 persone.
29 dicembre - Un commando palestinese assalta gli uffici della Compagnia di bandiera israeliana "El Al", all'aeroporto italiano di Fiumicino, facendo 13 morti e 67 feriti.


1986

14 aprile - Si svolge, ad Hebron, una grande manifestazione per la pace, con la partecipazione congiunta di organizzazioni palestinesi ed israeliane.
6 agosto - Il governo israeliano vieta qualsiasi incontro tra israeliani e membri dell'OLP.

1987

5 gennaio - Si svolge una manifestazione di studenti all'università ebraica di Gerusalemme in solidarietà con gli studenti arabi dell'università di Bir Zeit, che ad aprile verrà serrata per quattro mesi.
9 dicembre - In seguito all'uccisione di quattro operai palestinesi, travolti da un automezzo israeliano mentre viaggiavano su due taxi collettivi, scoppia la rivolta nella Striscia di Gaza: è l'inizio della "Prima Intifada", la "rivolta delle pietre". Il termine "Intifada" (in arabo "l'atto di scuotersi di dosso") indica la resistenza palestinese all'occupazione israeliana. Comprende forme di disubbidienza civile, auto-organizzazione a livello economico-sociale-sanitario-scolastico ecc., manifestazioni di protesta e varie modalità di rifiuto della presenza dell'occupazione israeliana.
dicembre - Ariel Sharon s'impossessa di un'antica palazzina nel cuore della parte araba della Città Vecchia (Gerusalemme).


1988

31 luglio - La Giordania rinuncia alle proprie pretese politiche ed amministrative sulla Cisgiordania.
15 novembre - Ad Algeri l'OLP pronuncia ufficialmente la "Dichiarazione di Indipendenza della Palestina", con il riconoscimento di Arafat come presidente.


1989

13 aprile - L'esercito israeliano attacca in piena notte e compie un massacro nel villaggio palestinese Nahalin.
16 aprile - Un commando del Mossad (il servizio segreto israeliano) uccide a Tunisi Abu Jihad, membro dell'organo direttivo dell'OLP.


1990

20 maggio - Un colono israeliano uccide otto operai palestinesi mentre attendevano l'autobus a Ein Al Qara. Seguono rivolte represse dall'esercito che uccide altri sette palestinesi.
8 ottobre - Il movimento fondamentalista ebraico "I fedeli del Monte del Tempio" avvia, con la posa simbolica della prima pietra, la ricostruzione del Terzo Tempio sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. La rabbia dei palestinesi esplode e l'esercito israeliano irrompe nella moschea di Al Aqsa, causando 22 morti e oltre 150 feriti.
13 ottobre - Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU vota, all'unanimità, una dura condanna per l'eccidio, rinnovando l'accusa ad Israele di continua violazione del diritto internazionale.


1991

Altri due leader dell'OLP vengono uccisi a Tunisi: Abu Iyad e Abu Alhol.
30 ottobre - Cerimonia d'inizio della "Conferenza di Madrid", negoziato arabo-israeliano voluto dagli Stati Uniti.


1992

16 dicembre - Deportazione da parte di Israele di 417 palestinesi nel sud del Libano, con l'accusa di essere militanti dell'organizzazioni palestinesi Hamas e Jihad Islamica.


1993

luglio - Nuova offensiva israeliana nella fascia di sicurezza nel sud del Libano, che provoca la distruzione di una ottantina di villaggi e l'esodo di un migliaio di profughi.
9 settembre - Riconoscimento reciproco epistolare tra OLP e Stato d'Israele.
13 settembre - A Washington, Arafat e Rabin firmano la "Dichiarazione di principio su accordi transitori di autonomia", noti come "Accordi di Oslo", che contempla: - un auto-governo palestinese nella Striscia di Gaza e nella zona Gerico; - un ridispiegamento dell'esercito israeliano nei Territori Occupati; - la costituzione di un corpo di polizia palestinese; - una serie di progetti di cooperazione economica e di sfruttamento delle risorse idriche. Invece le questioni di Gerusalemme, dei profughi, delle colonie, della sicurezza, delle frontiere, delle relazioni e della cooperazioni con i paesi vicini vengono rinviate ai negoziati sullo status finale.
30 dicembre - Accordo diplomatico tra Israele e lo Stato del Vaticano per il reciproco riconoscimento, con apertura di piene relazioni diplomatiche dal 15 maggio 1994.


1994

Ritardi nell'applicazione degli Accordi di Oslo.
25 febbraio - Ad Hebron, all'interno della Tomba dei Patriarchi, durante l'ora della preghiera mattutina, viene compiuto un sanguinoso massacro, ad opera di un commando di coloni ebrei del movimento Kach, guidati da Baruch Goldstein, con la complicità dell'esercito israeliano. I morti sono più di 70 e i feriti più di 300. Nelle manifestazioni che ne seguono, nei giorni successivi, vengono uccisi altri 22 palestinesi e a Hebron viene dichiarato lo stato d'assedio.
29 aprile - Palestinesi e israeliani firmano a Parigi un accordo di collaborazione economica.
4 maggio - Accordo del Cairo: viene firmato il piano per l'autonomia della Striscia di Gaza e della zona di Gerico.
13 maggio - L'esercito israeliano lascia Gerico.
18/19 maggio - L'esercito israeliano abbandona la Striscia di Gaza.
1° luglio - Il presidente dell'OLP, Arafat fa il suo ingresso a Gaza, dall'esilio.
25 luglio - Fine dello stato di belligeranza fra Israele e Giordania
ottobre - Instaurazione di relazioni ufficiali bilaterali fra lo Stato del Vaticano e l'OLP.
14 ottobre - Arafat, Rabin e Peres vengono insigniti a Stoccolma del premio Nobel per la Pace.
26 ottobre - Firma del trattato di pace tra lo Stato d'Israele e il Regno Hashemita di Giordania.


1995

24 settembre - Accordo di Taba, i cui risultati vengono poi ratificati a Washington il 28.
28 settembre - Arafat e Rabin firmano a Washington, alla presenza di Clinton, Mubarak e di Re Hussein, l'Accordo Oslo II (accordo ad interim israeliano-palestinese sulla Cisgiordania e sulla Striscia di Gaza), che prevede il ridispiegamento dell'esercito israeliano in Cisgiordania, che verrebbe divisa in tre aree: Area A (circa il 3% del territorio e il 20% della popolazione) sotto il totale controllo dell'ANP, Area B (il 27% del territorio e il 68% della popolazione) controllata in modo congiunto dalle forze israeliane e palestinesi e Area C (il rimanente 70% del territorio composto dalle zone rurale non abitate, dagli insediamenti israeliani e dalle aree d'importanza strategica) sotto il totale controllo israeliano. Sono rinviate a data da stabilirsi le questioni relative a: Gerusalemme, profughi, colonie, sicurezza, frontiere, relazioni e cooperazioni con i paesi vicini, ma a non più tardi del 4 maggio '96.
4 novembre - Yitzhak Rabin viene ucciso nel corso di una manifestazione del Partito Laburista a Tel Aviv, dallo studente Yigal Amir, fondamentalista ebreo che ci rifaceva alle idee del rabbino Meir Kahane.


1996

20 gennaio - Elezioni palestinesi dei due organi principali dell'Autorità Nazionale: il presidente ed il Consiglio dell'Autonomia. Yasser Arafat viene eletto Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese e la sua organizzazione, Al-Fatah, conquista due terzi degli 80 seggi del Consiglio Legislativo Palestinese.
11 aprile - Inizia la "Operazione Furore" dell'IDF nel sud e nell'est del Libano, che provoca più di 400.000 profughi.
18 aprile - Gli aerei israeliani bombardano presso Kana (vicino a Tiro) la base del contingente di pace ONU delle Isole Fiji, che ospitava civili libanesi in fuga dai bombardamenti. Vengono uccisi 102 civili. Le forze di interdizione ONU in Libano dichiarano di aver chiesto ripetutamente la sospensione dell'attacco.
5 maggio - Si aprono a Taba i negoziati di pace israelo-palestinese sullo statuto definitivo della Cisgiordania e della Striscia di Gaza che vedono sul tappeto tutte le questioni più spinose (Gerusalemme, le frontiere, il ritorno dei profughi, le colonie, lo Stato Palestinese). Il negoziato viene subito sospeso in attesa dei risultati delle elezioni anticipate in Israele.
24/29 settembre - La provocatoria apertura, da parte della municipalità ebrea di Gerusalemme, di un tunnel sotto la Spianata delle Moschee scatena scontri con l'esercito israeliano. Sulla Spianata delle Moschee gli israeliani si esercitano al "tiro al palestinese" uccidendo tre persone e ferendone più di dieci. Gli scontri fra palestinesi ed esercito israeliano dilagano anche nel resto dei Territori Occupati. Alla fine i morti tra i palestinesi sono 76.
9 ottobre - Prima visita ufficiale di Yasser Arafat in Israele, il presidente palestinese viene accolto solennemente da Ezer Weizman.


1997

27 febbraio - In violazione degli accordi di Oslo, Israele annuncia la costruzione di un nuovo insediamento ebraico sulle colline di Har Homa, nella parte araba occupata di Gerusalemme. I Gli Stati Uniti si oppongono con il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede ad Israele di abbandonare la costruzione di questa nuova colonia.
18 marzo - Iniziano i lavori per la costruzione dell'insediamento.
25 aprile - L'Assemblea Generale dell'ONU approva una risoluzione di severa censura nei confronti di Israele per il nuovo insediamento.
1° ottobre - Sotto la pressione della Giordania, Israele libera, con altri 35 prigionieri palestinesi, Sheikh Ahmed Yassin, il leader spirituale di Hamas, che viene accolto a Gaza come un eroe il 6 ottobre.
La Giordania in cambio rilascia due agenti del Mossad.


1998

21 giugno - Il governo israeliano ratifica il progetto "Grande Gerusalemme" proposto da Nétanyahu. Il progetto prevede la trasformazione delle colonie alla periferia di Gerusalemme in modo da realizzare una grande Gerusalemme che da sola coprirebbe il 20% del territorio cisgiordano.
7 luglio - L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite eleva lo statuto della delegazione palestinese a quello di super-osservatore.
13 luglio - Il Consiglio di Sicurezza chiede ad Israele di abbandonare il progetto "Grande Gerusalemme".
23 ottobre - "Accordo di Wye Plantation": l'Autorità Palestinese dovrà recuperare entro 3 mesi un ulteriore13% del territorio della Cisgiordania (1% nella Area A, cioè a piena sovranità palestinese, e 12% nella Area B, cioè a sovranità condivisa con gli israeliani). Tutto ciò in cambio della repressione dei movimenti ostili al processo di pace e con la CIA come supervisore del piano di lotta al terrorismo.
24 novembre - Inaugurazione dell'aeroporto internazionale palestinese di Rafah/Gaza.
14/15 dicembre - Clinton è il primo presidente statunitense a visitare la Palestina ed insieme ad Arafat partecipa ai lavori del Consiglio Nazionale Palestinese, dove il presidente palestinese abroga la clausola dello Statuto Palestinese che prevede la distruzione di Israele.
18 dicembre - Il governo israeliano sospende l'applicazione dell'Accordo Wye Plantation.


1999

25 marzo - Meeting a Berlino, i ministri degli esteri dell'Unione Europea proclamano il diritto permanente e senza restrizioni dei palestinesi all'autodeterminazione, compresa la possibilità di uno stato.
17 maggio - Elezioni politiche in Israele. Il candidato laburista, Ehud Barak, batte il leader del Likud, Binyamin Netanyahu.
4/5 settembre - A Sharm el-Sheik, Arafat e B

2000

15 febbraio - Firma in Vaticano di Arafat con la Santa Sede di un accordo che rappresenta da una parte un pieno riconoscimento dell'Autorità Nazionale Palestinese e dall'altra la ricerca di uno statuto giuridico della Chiesa Cattolica nei territori palestinesi.
21/26 marzo - Papa Giovanni Paolo II è in visita a Gerusalemme e in Palestina.
17/31 maggio - L'esercito israeliano si ritira dal sud del Libano, con largo anticipo sulla data prevista (il 7 luglio 2000) e lascia vuota la fascia di sicurezza. L'Esercito del Libano del Sud si dissolve con la partenza degli israeliani. Migliaia di libanesi si riversano nelle zone rimaste sotto occupazione israeliana per quasi 20 anni. Hezbollah conquista forti simpatie nel mondo arabo per la sua lotta decennale che ha contribuito alla liberazione del Libano del Sud.
11/26 luglio - Vertice a Camp David (con Barak, Arafat e Clinton) sullo status finale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, si chiude senza nessun accordo.
28 settembre - La visita provocatoria del leader del Likud, Ariel Sharon (uno dei responsabili del massacro di Sabra e Chatila), alla Spianata delle Moschee a Gerusalemme (terzo luogo santo dell'Islam) scatena dimostrazioni palestinesi violentemente represse dalla polizia israeliana, che si estendono nel giro di pochi giorni in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
30 settembre - L'Autorità Nazionale Palestinese chiede una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite per determinare la responsabilità degli scontri di Al-Aqsa.
1° ottobre - La rivolta si estende fra i palestinesi dei Territori del '48, specialmente in Galilea (nel nord di Israele), indicendo uno sciopero generale. La polizia israeliana interviene con la forza.
2 ottobre - Israele cerca di reprimere la rivolta: elicotteri lanciano missili a Gaza e carri armati sparano a Ramallah, in Cisgiordania. Il segretario di stato USA Madeleine Albright chiede a entrambe le parti di riprendere il controllo della situazione. A Parigi, Jacques Chirac, riferendosi ad Ariel Sharon, pur senza nominarlo, condanna "l'irresponsabile provocazione che ha scatenato una prevedibile esplosione".
7 ottobre - La risoluzione 1322 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna "l'uso eccessivo della forza contro i palestinesi".
8 ottobre - 200 residenti della parte ebraica della città di Nazareth attaccano i palestinesi ivi residenti. La televisione israeliana Channel One lo definisce un progrom.
9 ottobre - Nella notte tra domenica e lunedì, coloni ebraici attaccano parecchi suburbi arabi di Gerusalemme Est.
11 ottobre - Dall'inizio della rivolta, ormai nota come "Intifada di Al-Aqsa" più di 100 palestinesi sono stati uccisi e oltre 2.000 feriti. Secondo fonti ufficiali israeliane, 6 ebrei sono stati uccisi (3 militari e 3 civili).
16 ottobre - Meeting a Sharm el-Sheikh, sul Mar Rosso. Oltre ad Arafat e Barak, vi partecipano il presidente USA Bill Clinton, il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, il presidente egiziano Hosni Moubarak, il re Abdallah di Giordania e il rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera, Javier Solana. I palestinesi ripetono la loro richiesta di una commissione internazionale d'inchiesta per determinare le responsabilità della crisi, mentre Israele rimane rigidamente contraria ad ogni inchiesta internazionale.
17 ottobre - Termina il summit di Sharm el-Sheikh. L'accordo è infine trovato su tre punti: fine della violenza, costituzione di una commissione di inchiesta sugli scontri (la Commissione Mitchell) e ripresa dei negoziati del processo di pace. Israele accetta di togliere la chiusura della Cisgiordania e Gaza e la nomina di una commissione internazionale di inchiesta, purché i membri siano designati dal presidente degli Stati Uniti e dal segretario generale delle Nazioni Unite.
20 ottobre - L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva una risoluzione che condanna "l'uso eccessivo della forza" da parte di Israele contro i civili palestinesi.
21-22 ottobre - Intanto, la rivolta continua a Gaza e in Cisgiordania e l'esercito israeliano continua a reprimere. Il conto dei morti è di 127 palestinesi e 8 israeliani.
24 ottobre - Scontri al confine con la Giordania dove una marcia di profughi palestinesi, rivendicando il loro "diritto al ritorno", cerca di sfondare il posto di frontiera.
9 novembre - Elicotteri israeliani attaccano un'auto con a bordo due esponenti di Tanzim uccidendone uno e ferendo gravemente l'altro. Nell'attacco perdono la vita anche due donne palestinesi che si trovavano casualmente nei pressi della zona dell'attacco. È il primo "attacco mirato" per eliminare i leader della nuova Intifada.
28 dicembre - In un summit a Sharm al-Sheikh, Barak, Arafat, Clinton e Mubarak tentano un accordo di pace permanente. Israele rifiuta la sovranità palestinese sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme e i palestinesi rifiutano di rinunciare al principio del "diritto al ritorno".
Il summit fallisce.


2001

8 gennaio - Più di 100.000 israeliani manifestano contro l'eventualità di una concessione di una parte di Gerusalemme ai palestinesi.
21/27 gennaio - Palestinesi e Israeliani si ritrovano a Taba in Egitto per raggiungere un accordo di pace entro 10 giorni. I colloqui terminano con un nulla di fatto.
6 febbraio - Ariel Sharon è eletto primo ministro di Israele.
7 marzo - Sharon vara un governo di unità nazionale a cui partecipano i laburisti: Shimon Peres diviene ministro degli esteri.
9 marzo - Il nuovo governo israeliano intensifica la politica di chiusura e di isolamento delle zone controllate dall'Autorità Nazionale Palestinese. Numerose strade vengono bloccate dall'esercito israeliano che scava dei fossati per renderle inagibili per i palestinesi. Le manifestazioni di protesta vengono represse con l'uso di armi da fuoco.
27 marzo - Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, gli USA pongono il veto ad una risoluzione che prevede il dispiegamento di osservatori ONU per la tutela della popolazione palestinese.
11 aprile - Prima azione militare diretta dentro le zone dell'Autonomia Palestinese. Truppe israeliane attaccano nella Striscia di Gaza la città palestinese di Khan Yunis, considerata "Area A" controllata dall'ANP. Con una vasta operazione, distruggono più di 25 case e baracche.
14 aprile - Violenti scontri tra l'esercito israeliano e i guerriglieri Hezbollah nella zona delle "Fattorie Shebaa". Da quando Israele si è ritirata (nel maggio 2000) dal sud del Libano, questa è l'ultima parte rimasta ancora sotto la loro occupazione.
16 aprile - Israele attacca con un raid aereo la stazione radar Dahr al-Baidar, a est di Beirut. Era dal 1982 che Israele non colpiva le forze armate siriane in Libano.
16/17 aprile - L'esercito israeliano invade la Striscia di Gaza, occupa la zona di Beit Hanoun e dividendo con barriere la Striscia in tre settori.
30 aprile - Il rapporto Mitchell (Comitato internazionale, presieduto dal senatore statunitense George Mitchell, incaricato nell'ottobre 2000 di accertare le cause della violenza) chiede il congelamento dell'espansione degli insediamenti e la sospensione della cattura di attivisti palestinesi per mettere fine a otto mesi di violenza.
fine maggio - Sharon viene accusato, a Bruxelles dal Tribunale dell'Aja, di crimini di guerra e di violazione dei diritti umani.
27 agosto - Il segretario del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Abu Ali Mustafa, viene ucciso da due missili israeliani a Ramallah.
17 settembre - Gerusalemme Est, occupata da Israele nel 1967, è ormai di fatto separata dal resto della Cisgiordania. Israele sta creando una "zona cuscinetto" fortemente militarizzata tra Gerusalemme e Ramallah.
26 settembre - Israele crea un'analoga "zona cuscinetto" militarizzata lungo la "linea verde" che si estende fino alle città autonome di Tulkarem e Qalqilya.
7 ottobre - Vengono inaugurati tre nuovi insediamenti: due in Cisgiordania e uno nella Striscia di Gaza.
17 ottobre - Il ministro del turismo del governo Sharon, Rehavam Ze'evi, noto sostenitore della politica di 'trasfer' dei palestinesi verso i paesi arabi, viene ucciso da un commando del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
1° novembre - Il Procuratore generale statunitense, John Ashcroft, inserisce nell'elenco dei 46 gruppi che il Dipartimento di Stato definisce "organizzazioni terroristiche", anche le "Brigate Martiri di Al-Aqsa", dell'area di Al-Fatah.
5 novembre - Il governo Sharon approva la costruzione di Beer Milka, il primo di una serie di piccoli insediamenti che sorgeranno nell'area di Halutza, a est di Gaza.
19 novembre - Sharon autorizza la costruzione di dodici nuove case nell'insediamento ebraico all'interno della città di Hebron.
21 novembre - Il capo della polizia israeliana di Gerusalemme, Micky Levy, intervenendo alla Knesset chiede l'appoggio dei deputati per la costruzione di un muro di 11 chilometri, con filo spinato e posti di blocco, per dividere i nuovi quartieri ebraici di Gerusalemme dai quartieri palestinesi.
4 dicembre - Diventa una prassi consolidata l'uso da parte di Israele di elicotteri Apache e di caccia F-16 nei Territori Occupati per colpire qualsiasi presunto obiettivo: le infrastrutture dell'ANP, i campi profughi, sedi politiche, ecc. Reso inagibile dai bulldozer israeliani l'aeroporto internazionale di Gaza, già pesantemente bombardato. Arafat è bloccato e assediato nel suo quartier generale a Ramallah.
13 dicembre - Rasa al suolo con missili dagli elicotteri, bulldozer e dinamite, la sede della radio-televisione di Ramallah "Voce della Palestina" che è nata 63 anni fa ed era dal 1993 portavoce dell'ANP.
20 dicembre - Negli ultimi 14 mesi l'esercito israeliano ha ucciso 924 palestinesi e ferito altri 25.000, dei quali 2.000 sono rimasti permanentemente invalidi.
21 dicembre - Sharon vieta ad Arafat di recarsi a Betlemme la notte di Natale per assistere, come ha sempre fatto fin dal 1994, alla messa di mezzanotte nella Chiesa della Natività.
29 dicembre - Nel carcere di Beer Sheba (deserto del Negev) unità speciali anti-sommossa israeliane reprimono nel sangue una sommossa dei duecento detenuti palestinesi.


2002

1° gennaio - Nei Territori Occupati da Israele nel '67, ci sono ormai 126 insediamenti, per un totale di 240.000 coloni.
96 posti di blocco militare stanno rendendo la Cisgiordania una grande prigione a cielo aperto come del resto lo è già la Striscia di Gaza.
La Striscia di Gaza: 140 miglia quadrate, il 42 % del territorio abitato da meno di 6.000 coloni israeliani, il resto da più di un milione di palestinesi, per lo più profughi.
10 gennaio - Viene completamente distrutto l'aeroporto internazionale di Gaza, presso Rafah. Era stato inaugurato, nel 1998, dall'allora presidente statunitense Bill Clinton.
12 gennaio - Dopo l'aeroporto anche il porto di Gaza viene colpito da 6 missili. Vengono confiscate tutte le imbarcazioni palestinesi e l'equipaggiamento per la pesca viene distrutto.
16 gennaio - Il nuovo leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina viene arrestato dalla polizia dell'Autorità Nazionale Palestinese, per l'uccisione del ministro del turismo israeliano, Ze'evi.
25 gennaio - 52 soldati riservisti israeliani annunciano di rifiutarsi di operare aldilà della Linea Verde e condannano la chiusura delle città e dei villaggi palestinesi.
29 gennaio - Approvazione del piano "Avvolgere Gerusalemme", che prevede la costruzione di 11 km di barriera di cemento suddivisa fra quattro muri esterni (tre a nord - tra Gerusalemme e Ramallah - e uno a sud - tra Gerusalemme e Betlemme) e l'allestimento di posti di blocco fissi tra la parte est e quella ovest della città (con l'installazione di numerose telecamere per la sorveglianza elettronica), con lo scopo di controllare l'accesso alla città.
31 gennaio - Dichiarazione di Sharon: "Mi rincresce di non aver eliminato Arafat quando avevo la possibilità di farlo, durante l'invasione del Libano del 1982".
febbraio - La demolizione delle case è diventata una punizione collettiva pressoché quotidiana: avviene di solito di notte senza nessun preavviso, costringendo le famiglie a fuggire con i bulldozer già alle porta. In 16 mesi di Intifada almeno più di 5.000 palestinesi sono rimasti senza tetto.
5 febbraio - L'ultimo progetto dell'esercito israeliano: la costruzione nel deserto del Neghev di un prototipo di una "città palestinese" per addestrare meglio le proprie unità ai "confronti armati urbani", in vista di una rioccupazione delle città autonome palestinesi. I "lavori di costruzione" inizierebbero verso la fine 2002 e il costo andrebbe dai 7,5 ai 10 milioni di euro. Grazie a questo modello in grandezza naturale le unità israeliane sono certe di poter simulare infiltrazioni e sperimentare nuove tecniche di combattimento.
11 febbraio - Nel corso dell'ennesimo attacco con elicotteri Apache e caccia F-16 nella Striscia di Gaza, rimangono danneggiati anche gli uffici ONU e due membri dello staff vengono feriti.
13 marzo - Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU adotta la risoluzione 1397 che ribadisce la soluzione di "due Stati: Israele e Palestina, che vivono all'interno di frontiere sicure e riconosciute".
14 marzo - Raffaele Ciriello, 42 anni, fotoreporter italiano, viene ucciso a Ramallah da una raffica sparata da un tank israeliano.
19 marzo - Rapporto di Peace Now rivela che da quando Sharon è stato eletto (febbraio 2001) sono stati creati in Cisgiordania 34 siti per nuovi insediamenti.
27/28 marzo - Il vertice arabo di Beirut adotta il "Piano di pace saudita", che prevede in particolare "la fine del conflitto arabo-israeliano" e un "accordo di pace" con Israele in cambio del suo ritiro da tutti i territori arabi occupati nel 1967.
29 marzo - L'esercito israeliano lancia l'operazione "Muraglia di difesa", invadendo Ramallah e circondando il quartier generale di Arafat, Al-Muqata'a. I militari penetrano negli edifici e confinano il presidente palestinese in poche stanze.
30 marzo - L'esercito israeliano rioccupa Betlemme e Beit Jala.
Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approva la risoluzione 1402, per il ritiro delle truppe israeliane dalle città palestinesi, inclusa Ramallah.
1° aprile - La morsa dell'esercito israeliano si stringe: occupate anche Qalqilya e Tulkarem.
2 aprile - Un gruppo di circa duecento miliziani e civili palestinesi trova rifugio nella Basilica della Natività di Betlemme, assieme a loro ci sono quattro giornalisti italiani ed una quarantina di frati e suore. Comincia un lungo assedio da parte dell'esercito israeliano.
3 aprile - L'assedio alla Basilica continua: gli israeliani vogliono la resa di alcuni dei 200 palestinesi, in quanto ricercati. I giornalisti italiani vengono liberati. I frati decidono di restare e chiedono l'incolumità loro e di tutti i 200 palestinesi.
4 aprile - Ormai quasi tutte le città ed i villaggi palestinesi della Cisgiordania sono rioccupati dall'esercito israeliano.
5 aprile -Nuova risoluzione dell'ONU: è la 1403 che impone a Israele di "ritirare subito l'esercito dalle città occupate".
6 aprile - Si combatte ovunque: l'esercito israeliano incontra la resistenza più dura a Jenin e Nablus. I palestinesi resistono casa per casa.
Dal 29 marzo al 6 aprile sono 124 le vittime palestinesi accertate e più di 1.000 sono gli arrestati.
8 aprile - Cade la città di Nablus mentre continua la resistenza a Jenin.
L'esercito comincia a ritirarsi da Tulkarem e Qualqilya, dicendo che "ha finito il suo lavoro".
10 aprile - A Madrid, i rappresentanti di USA, UE, Russia e ONU approvano un documento congiunto: "esigiamo il ritiro immediato di Israele".
11 aprile - Si arrendono gli ultimi difensori del campo profughi di Jenin. Si parla di centinaia di morti, ma i giornalisti sono tenuti a distanza e nessuno può dare cifre precise. L'esercito israeliano si ritira da 24 villaggi ma continua l'assedio o l'occupazione di Jenin, Nablus, Ramallah, Hebron e Tulkarem.
Secondo l'UNRWA, dall'inizio dell'operazione "Muraglia di difesa" almeno 3.000 palestinesi sono rimasti senza casa.
12 aprile - Si scopre che l'esercito israeliano ha compiuto massacri ovunque: a Nablus, Jenin, Petunia… Arrivano le prime ammissioni ufficiose israeliane: "A Jenin centinaia di morti e feriti".
15 aprile - Marwan Barghouti, segretario di Al-Fatah nei Territori Occupati, viene arrestato a Ramallah dall'esercito israeliano.
18 aprile - Larsen, inviato ONU, visita il campo profughi di Jenin e descrive lo scenario come "orribile oltre ogni limite". Il governo israeliano lo considera subito "persona non gradita".
Scenari di altri massacri: a Nablus durante una breve interruzione del coprifuoco vengono sepolti in una fossa comune i corpi di una settantina di palestinesi, compresi donne e bambini, uccisi durante l'incursione israeliana.
19 aprile - Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU n. 1405, per l'invio di una commissione d'inchiesta in Israele per indagare su quanto accaduto nel campo profughi di Jenin, che ribadisce la richiesta di immediato 'cessate il fuoco' e ritiro israeliano dalla Cisgiordania. La Commissione viene respinta da Israele.
21 aprile - Parziale ritiro dell'esercito israeliano. Continua l'assedio dell'Al-Muqata'a (a Ramallah) ed alla Basilica della Natività (a Betlemme).
22 aprile - Sotto le pressioni di Israele, nell'Al-Muqata'a assediato, inizia il processo contro i quattro palestinesi accusati dell'uccisione del ministro Ze'evi. Si concluderà il 25 con la loro condanna.
28 aprile - Accordo raggiunto con la mediazione degli Stati Uniti per porre fine all'assedio dell'Al-Muqata'a: Arafat può uscire da Ramallah in cambio dell'incarcerazione nella prigione palestinese di Gerico (sorvegliata da agenti inglesi e americani) dei 4 condannati per l'uccisione di Ze'evi, del segretario del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmed Sa'adat, e di un altro palestinese accusato di trphporto d'armi.
maggio - La Procura Generale Belga esprime parere favorevole all'ammissibilità del ricorso contro Sharon sulla base della denuncia presentata nel 2001 da 23 cittadini palestinesi e libanesi, superstiti del massacro e familiari delle vittime, con l'accusa di crimini contro l'umanità, genocidio, crimini di guerra, in base alle sue "responsabilità di comando " nel massacro di Sabra e Chatila.
1° maggio - Tolto l'assedio all'Al-Muqata'a. L'ANP consegna i 6 prigionieri palestinesi a ufficiali inglesi e statunitensi per il loro trasferimento al carcere di Gerico.
6 maggio - I danni materiali, provocati dalla recente occupazione israeliana, ammontano a 300/400 milioni di dollari. Nablus è stata la città maggiormente colpita.
7 maggio - L'Assemblea Generale dell'ONU vota una risoluzione che condanna Israele per l'assalto alle città e per il suo rifiuto di cooperare con la Commissione d'Inchiesta per i fatti di Jenin.
10 maggio - Viene raggiunto un accordo per porre fine all'assedio della Basilica della Natività. 13 palestinesi vengono trasferiti a Cipro su un aereo militare inglese, in attesa della loro destinazione successiva. Altri 26 palestinesi vengono deportati nella Striscia di Gaza.
14 maggio - La Banca Mondiale presenta un rapporto sui danni provocati dall'operazione "Muraglia di difesa": alle infrastrutture 360 milioni di dollari e alle abitazioni civili 66 milioni di dollari.
20 maggio - Peace Now riporta che il governo israeliano ha deciso di costruire 957 nuove unità abitative negli insediamenti della Cisgiordania.
Il ministro della difesa israeliano annuncia che un muro (lungo la Linea Verde) di 364 km, dotato di telecamere per la sorveglianza elettronica, sarà completato in sei mesi.
21 maggio - Il Programma Alimentare delle Nazioni Unite valuta che circa il 50% dei residenti in Cisgiordania vive sotto la soglia della povertà.
L'Unione Europea approva un accordo riguardo ai 13 palestinesi esiliati a Cipro. L'Italia e la Spagna ne accoglieranno 3 ognuno, Irlanda e Grecia due, Portogallo e Belgio uno. Il tredicesimo rimane a Cipro in attesa che un altro paese europeo lo accetti. Verranno ospitati temporaneamente in questi paesi per motivi esclusivamente umanitari, per un periodo di 12 mesi. Il trasferimento avverrà il giorno seguente e da allora vivono 'sotto protezione' in imprecisate località dei paesi UE.
26/27/28 maggio - Le forze israeliane rioccupano Betlemme, Tulkarem, Qalqilya, il campo profughi di Dheisheh (Betlemme) ed altri villaggi palestinesi.
3 giugno - Inizio dei lavori per la costruzione di un nuovo insediamento a Gerusalemme Est.
Sharon approva la costruzione di una barriera di 110 km nel nord della Cisgiordania (presso la Linea Verde), che partirà da Kufr Salem (vicino a Megiddo) fino a Kufr Qassem.
6 giugno - L'esercito israeliano invade Ramallah, circonda e attacca il quartiere generale di Arafat e bombarda vari edifici della Al-Muqata'a.
17 giugno - L'Unione Europea include il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il Fronte per la Liberazione della Palestina, l'Organizzazione di Abu Nidal, le Brigate Martiri di Al-Aqsa e la Fondazione per lo Sviluppo ed il Sostegno della Terra Santa (legata a Hamas e con base negli USA), nella sua lista nera.
18 giugno - Il Gabinetto Israeliano approva il "Piano di difesa di Gerusalemme" con la costruzione di muri, barriere elettriche, trincee e blocchi stradali fuori dai confini della città a partire da marzo del 2003.
19/25 giugno - Israele rioccupa Nablus, Beitunia, Betlemme, Qalqilya, Tulkarem, Ramallah, Al-Bireh ed Hebron, imponendo il coprifuoco in alcune di queste città.
23 giugno - Il Gabinetto Israeliano approva il "concetto di sicurezza", che comprende: una barriera di sicurezza ad est della Linea Verde ed attorno a Gerusalemme, una zona cuscinetto di 20 km ad ovest del fiume Giordano e prevede la continua presenza dell'esercito israeliano in Cisgiordania.
25 giugno - Inizio dei lavori per la costruzione di un muro di separazione vicino alla Strada del Tunnel che conduce al blocco degli insediamenti di Gush Etzion. Un'altra barriera, lunga 7 km, partirà da lì per arrivare a Har Homa, mentre un'altra ancora lunga 9 km si svilupperà dal Campo Militare Ofer (vicino a Ramallah) fino al blocco stradale di Ar-Ram.
26 giugno - La sentenza della Corte d'Appello Belga dichiara inammissibile il procedimento contro Sharon per il massacro di Sabra e Chatila, con la motivazione che "l'accusato non si trova sul territorio belga".
2 luglio - Londra: il Segretario di Stato statunitense Burns si consulta con rappresentanti del "quartetto" (Russia, Unione Europea e Nazioni Unite, oltre agli USA) per discutere su un nuovo piano di pace per il Medio Oriente.
16 luglio - Il Quartetto s'incontra a New York per discutere come porre fine all'occupazione israeliana e realizzare un piano di pace, basato su due stati, entro 3 anni. Un punto di disaccordo è il ruolo di Arafat: l'ONU, l'UE e la Russia, al contrario degli USA, insistono sul fatto che è il legittimo rappresentante del popolo palestinese.
21 luglio - Incontri israelo-palestinesi a Gerusalemme per porre fine allo stato d'assedio ed all'occupazione.
23 luglio - F16 israeliani attaccano e distruggono un edificio di 4 piani a Gaza City uccidendo, assieme ad un attivista di Hamas, sua moglie, uno dei suoi figli e almeno altre 14 persone. I feriti sono 150.
25 luglio - Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti in un incontro urgente si discute dell'attacco contro Gaza.
La Banca Mondiale dichiara che il 70% dei palestinesi vive con meno di 2 dollari al giorno e che il 21% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione e il 45% di anemia.
29 luglio - Da 40 giorni Nablus è sotto coprifuoco.
1° agosto - Viene pubblicato un rapporto delle Nazioni Unite sui fatti del campo profughi di Jenin (in aprile durante l'operazione "Muraglia di difesa") che respinge la denuncia palestinese del massacro compiuto dalle forze israeliane e critica le due parti perché mettono a rischio le vite dei civili. Durante l'invasione, secondo il rapporto, sarebbero stati uccisi 52 palestinesi e 23 soldati israeliani.
18 agosto - A Tel Aviv viene raggiunto l'accordo israelo-palestinese "Gaza - Betlemme prima", che prevede il ritiro d'Israele da Betlemme e da una parte della Striscia di Gaza, via via che l'Autorità Palestinese subentri per prevenire attacchi contro gli israeliani.
20 agosto - Le forze israeliane cominciano il ritiro da Betlemme.
22 agosto - Da un rapporto dell'Autorità Nazionale Palestinese: nel secondo trimestre del 2002 il 44,7% della forza lavoro palestinese risulta disoccupata e lo stipendio del 59,2% dei lavoratori è sotto la soglia di povertà.
29 agosto - Nel contesto del piano "Avvolgere Gerusalemme" (una barriera di separazione che va da Beit Sahour fino alla base militare Ofer), l'esercito israeliano ha preparato un nuovo progetto, già approvato da Sharon, per annettere nei fatti anche l'area della Tomba di Rachele a Gerusalemme. Questo nuovo progetto prevede la costruzione, intorno alla zona della Tomba, di un muro alto 8 metri e lungo diverse centinaia, che creerà così un'area trapezoidale che sarà quella annessa a Gerusalemme.
2 settembre - La Corte Suprema israeliana decide che Israele ha il diritto di espellere dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza i parenti di palestinesi sospettati di terrorismo.
5 settembre - A Tel Aviv inizia il processo contro Marwan Barghouti.
11 settembre - Il Gabinetto di Sicurezza israeliano approva la costruzione di una barriera di sicurezza attorno a Gerusalemme e decide di includere al suo interno l'area della Tomba di Rachele, annettendo quindi nei fatti questa zona finora considerata, secondo gli Accordi di Oslo, Area C.
19 settembre - Israele reimpone il blocco attorno al quartier generale di Arafat a Ramallah.
21 settembre - Continua l'assedio all'Al-Muqata'a. L'esercito israeliano distrugge quattro dei cinque edifici principali del quartier generale. Arafat e il suo seguito, assieme a 19 palestinesi ricercati da Israele, vengono confinati al secondo piano dell'ultima palazzina rimasta in piedi.
22 settembre - In tutta la Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, grandi manifestazioni a sostegno di Arafat.
24 settembre - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vota con l'astensione degli USA, una risoluzione di compromesso nella quale si chiede ad Israele di fermare le sue azioni contro l'Al-Muqata'a e condanna contemporaneamente gli attacchi terroristici contro tutti i civili.
29 settembre - Grazie alle pressioni statunitensi, Israele ritira le sue forze dall'Al-Muqata'a dopo 11 giorni di assedio. Arafat definisce tale ritiro: "cosmetico".
30 settembre - L'Unione Europea critica Israele per la sua distruzione delle infrastrutture palestinesi dicendo che ciò non aiuta a porre fine al terrore ed invita Israele a cessare i coprifuoco e gli assedi. Invita pure i palestinesi ad avanzare con le loro riforme, compresa quella dei servizi di sicurezza, per porre fine al terrorismo in tutte le sue forme e prepararsi a tenere elezioni libere e giuste al massimo entro il prossimo anno.
2 ottobre - Poupard, rappresentante speciale dell'UNICEF in Medio Oriente, dichiara che un'intera generazione di bambini palestinesi è stata privata del suo diritto all'istruzione, perché in Cisgiordania è stato negato l'accesso alle loro scuole a 226.000 studenti (su un milione) ed a 9.300 insegnanti. Inoltre almeno 580 scuole sono state chiuse.
4 ottobre - Israele dichiara che un altro settore di Gerusalemme Est, Al Musrara, è giuridicamente originariamente ebreo, così la polizia si appresta a realizzare in pratica l'esproprio del quartiere.
8 ottobre - Il parlamento israeliano autorizza un aumento di 5 milioni di shekel (circa 1 milione d'euro) del budget riservato alla sicurezza degli ebrei che vivono nei quartieri arabi di Gerusalemme Est.
25 ottobre - Le truppe israeliane lanciano la "Operazione Avanguardia" a Jenin, distruggendo case alla ricerca di palestinesi sospettati.
Sharon dà la sua approvazione di principio alla proposta statunitense "Road Map per la Pace".
26 ottobre - L'Autorità Nazionale Palestinese esprime delle riserve sulla Road Map.
27 ottobre - Peace Now dichiara che dal 1996 i coloni hanno creato 106 nuovi avamposti illegali in Cisgiordania, di cui solo 8 sono stati completamente smantellati e 7 parzialmente.
11 novembre - Le forze israeliane iniziano una nuova operazione militare contro Nablus e Tulkarem.
14 novembre - Nablus viene rioccupata e Sharon dichiara che l'esercito ci rimarrà per diverse settimane.
16 novembre - I militari israeliani scatenano una nuova operazione militare contro Hebron, rioccupando la maggior parte dei settori della città controllati dai palestinesi.
17 novembre - Sharon ritiene necessario predisporre un corridoio che colleghi la piccola enclave ebraica di Hebron (dove risiedono circa 450 israeliani) al vicino insediamento di Kiryat Arba (distante circa due chilometri) passando per la Tomba dei Patriarchi, un santuario venerato sia dagli ebrei che dai musulmani. Il premier auspica che sia "ridotta al minimo" la presenza di civili palestinesi nella zona limitrofa alle aree abitate da israeliani.
18 novembre - Il Consiglio dell'insediamento di Kiryat Arba e il Consiglio dell'Enclave Ebraica di Hebron annunciano un piano per costruire mille unità abitative fra Kiryat Arba e la Tomba dei Patriarchi e il ministro della costruzione israeliano ordina l'esproprio delle terre palestinesi corrispondenti.
22 novembre - Scatta "Reazione a catena": l'esercito rioccupa tutte le principali città della Cisgiordania esclusa Gerico. Il colonnello Aviv, che guida le operazioni dell'esercito israeliano a Betlemme, avverte: "Reazione a catena non ha limiti di tempo e verrà condotta fino a quando sarà necessario". Nel campo profughi di Jenin viene ucciso dai soldati israeliani Iain Hook, funzionario irlandese dell'UNRWA (agenzia ONU che si occupa dei profughi palestinesi), che si trovava lì come direttore dei lavori per la ricostruzione del campo profughi di Jenin raso al suolo durante l'incursione israeliana di aprile. Un'altra dipendente irlandese dell'Unrwa, Caoimhe Butterly, viene ferita ad una gamba, mentre cercava di fare scudo a un gruppo di bambini palestinesi.
4 dicembre - L'Assemblea generale delle Nazioni Unite approva sei risoluzioni in cui chiede il ritiro delle truppe israeliane dalle Alture del Golan e da tutti i Territori Occupati durante la Guerra dei sei giorni, nel 1967. Quanto a Gerusalemme, l'Assemblea definisce illegali le misure amministrative adottate da Israele per rendere la città di fatto capitale dello Stato, mentre sono ancora in corso i negoziati con i palestinesi per definirne lo status finale. Il pronunciamento ricorda la risoluzione 478 con la quale, nel 1980, il Consiglio di Sicurezza decise di non riconoscere la legge con cui Israele proclamava Gerusalemme "capitale unica e indivisibile dello stato". È da sottolineare che le risoluzioni dell'Assemblea Generale non prevedono alcun meccanismo cogente o di pressione nei confronti del governo israeliano.
21 dicembre - Nuovo veto degli Stati Uniti ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU di condanna di Israele, per l'uccisione di un britannico e di due palestinesi che lavoravano per l'ONU nei Territori Occupati e nella Striscia di Gaza.
21 dicembre - L'esercito israeliano taglia in tre la Striscia di Gaza proibendo ai palestinesi la circolazione sulle strade che collegano il nord al sud. Sono state chiuse con sbarramenti le strade vicino all'insediamento israeliano di Netzarim, a sud di Gaza, e ancora più a sud vicino alla località palestinese di Deir el-Balah.
23 dicembre - 46 senatori italiani dell'opposizione e della maggioranza, con una mozione, invitano il governo israeliano a "bloccare l'annunciata demolizione del centro storico di Hebron e di altre parti del patrimonio culturale della Palestina". Chiedono inoltre al governo italiano di premere su quello israeliano per "congelare gli insediamenti, giacché la maggior parte di essi rappresenta un grave ostacolo sulla via della pace e una presenza minacciosa nella vita quotidiana dei palestinesi".
24 dicembre - L'esercito israeliano si ritira dal centro di Betlemme, ridispiegandosi alla periferia, per consentire le celebrazioni del Natale. Per il secondo anno consecutivi rimane vietato a Yasser Arafat di recarsi a Betlemme per assistere alla Messa di mezzanotte.
26 dicembre - L'esercito israeliano ha rioccupato praticamente tutte le principali città della Cisgiordania, ad esclusione di Gerico. Attorno agli insediamenti ebraici nei Territori palestinesi sono state create di recente 'zone di sicurezza' di alcune centinaia di metri di larghezza. Queste zone vengono pattugliate da soldati autorizzati a sparare contro qualunque persona sorpresa al loro interno.
29 dicembre - È salito a 2.802 il numero dei morti dall'inizio dell'Intifada (fine settembre 2000): 2.117 sono palestinesi (di cui il 19% minorenni) e 685 israeliani.


2003

3 gennaio - Il portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Boucher Richard, denuncia la politica israeliana di demolizione delle case dei palestinesi, come una forma di "punizione collettiva". Secondo le organizzazioni a tutela dei diritti civili, tale politica viola il diritto umanitario internazionale.
Brutale repressione, nel campo di detenzione israeliano di Ofer, per porre fine alla protesta collettiva dei detenuti palestinesi iniziata il 31 dicembre. Le guardie israeliane fanno ricorso a gas lacrimogeni ed a bombe da stordimento provocando almeno 40 feriti.
I palestinesi in stato di "detenzione amministrativa" (vale a dire incarcerati a tempo indeterminato e senza accuse) sono 1.007.
5 gennaio - L'agenzia Care International denuncia l'elevato tasso di denutrizione fra i bambini palestinesi di età compresa fra i sei mesi e i cinque anni. Nella Striscia di Gaza è affetto da denutrizione il 13,3% dei bambini di quella fascia di età, mentre in Cisgiordania la percentuale è del 4,3%. I bambini affetti da anemia sono il 43,8% in Cisgiordania e il 44% nella Striscia. Le cause sono da attribuire alla scarsità del cibo ed alla sua scadente qualità.
7 gennaio - Il governo britannico decide di sospendere la Conferenza di Londra sulle riforme dell'ANP, per il mancato arrivo della delegazione palestinese. Israele controlla lo spazio aereo ed i confini palestinesi e quindi ogni spostamento dei palestinesi deve avere la sua approvazione, che in questa circostanza non c'è stata.
8 gennaio - Tensioni al confine fra Sira ed Israele.
12 gennaio - Caccia israeliani sorvolano Beirut. L'ONU ha più volte chiesto a Israele di non violare lo spazio aereo libanese.
18 gennaio - Il ministro israeliano per l'edilizia pubblica avvia i lavori per la costruzione di 70 nuove unità abitative per israeliani nei quartieri arabi di Gerusalemme Est.
21 gennaio - L'esercito israeliano distrugge 62 negozi e magazzini a Nazlat Issa (a nord della Cisgiordania) per preparare il terreno alla costruzione del muro di separazione.
26 gennaio - Operazione "Ferro Caldo", la più vasta operazione militare contro la città di Gaza dall'inizio della Seconda Intifada: 13 palestinesi uccisi, più di 100 officine distrutte e una dozzina di laboratori tessili dati alla fiamme.
27 gennaio - Iniziano i lavori per la costruzione di un tratto di 45 km della barriera di sicurezza fra il posto di blocco di Salem, vicino a Jenin, a ovest e gli insediamenti Gilboa a est.
Sono ormai 120 i posti di blocco disseminati dai militari israeliani tra Cisgiordania e Striscia di Gaza: un muro invisibile che impedisce il libero spostamento di tre milioni di civili. Non passano neppure ambulanze e soccorsi medici.
28 gennaio - Ariel Sharon vince le elezioni politiche israeliane.
febbraio - Nel solo mese di gennaio sono state 72 le vittime palestinesi dell'esercito israeliano: 38 nella Striscia di Gaza e 34 in Cisgiordania. 24 erano minorenni. I palestinesi feriti sono stati 790, di cui 602 in Cisgiordania e 188 nella Striscia di Gaza.
11 febbraio - La Corte Suprema Belga stabilisce che il generale israeliano Amos Yaron può essere perseguito per il suo coinvolgimento come comandante dell'IDF a Beirut nel 1982, ai tempi del massacro di Sabra e Chatila. Anche Sharon potrà essere perseguito dal tribunale sulla stessa materia, appena terminerà il suo incarico e perderà quindi l'immunità diplomatica.
19 febbraio - Israele ha introdotto più di 100 correzioni all'ultima versione della Road Map, principalmente su argomenti riguardanti la sicurezza e la limitazione della sovranità palestinese.
20 febbraio - Per la prima volta dall'invasione del Libano, nel 1982, la procura militare israeliana apre un provvedimento contro un obiettore di coscienza. È il nipote di Netanyahu, già in carcere da 200 giorni. È incriminato per renitenza alla leva e rischia fino a tre anni.
21 febbraio - Sono 2.923 le persone morte dall'inizio dell'Intifada (fine del settembre 2000): 2.229 sono palestinesi, 694 israeliani.
4 marzo - La Banca Mondiale riporta che circa il 50% dei palestinesi impiegati nel settore privato ha perso il suo posto di lavoro e che il reddito pro-capite fra il 1999 ed il 2002 è diminuito del 30%.
8 marzo - Proseguono le eliminazioni mirate. Con 4 missili l'esercito israeliano uccide il co-fondatore di Hamas, capo dell'ala Izz Eddin Al-Qassam, assieme a tre guardie del corpo.
16 marzo - Rachel Corrie, 23 anni, pacifista statunitense di Olympia (Washington), viene investita ed uccisa da una ruspa israeliana nel campo profughi di Rafah, nella Striscia di Gaza, mentre sta tentando di ostacolare la demolizione di una casa. Faceva parte dei "Gruppi di solidarietà internazionale", che si trovano a Gaza dall'inizio della seconda Intifada per agire da 'scudi umani' a difesa dei palestinesi.
19 marzo - Abu Mazen è il nuovo primo ministro palestinese.
23 marzo - Confisca di terreni nei villaggi palestinesi nei dintorni di Gerusalemme Est per la costruzione della "barriera di separazione".
31 marzo - Il Rapporto annuale del Dipartimento di Stato statunitense sui diritti umani critica Israele per "seri abusi sui diritti umani" nei Territori Occupati palestinesi, incluse 37 "eliminazioni mirate" che hanno provocato la morte di 25 passanti, fra i quali 13 bambini.
2 aprile - Le truppe israeliane impongono il coprifuoco sul campo profughi di Tulkarem. Più di 1.000 palestinesi maschi, d'età compresa fra i 14 e i 40 anni, vengono trasferiti, bendati e legati, al campo profughi di Nur Shams, col divieto di far ritorno a casa per 3 giorni.
6 aprile - Un altro pacifista statunitense di 24 anni, Brian Avery, muore. Ieri un blindato israeliano gli aveva sparato a Jenin. Si trovava in Cisgiordania come attivista del International Solidarity Movement.
Inizia il processo contro Marwan Barghouti.
11 aprile - Un terzo pacifista, Tom Hurndall, inglese, di 21 anni, è in fin di vita per aver cercato di difendere due bambini a Rafah.
12 aprile - I bulldozer israeliani spianano più di 1.000 dunums di terre coltivate palestinesi alla periferia di Gerusalemme Est per costruire una nuova autostrada di collegamento fra gli insediamenti.
15 aprile - Le forze americane a Baghdad arrestano Mohammed Abbas (Abu Abbas), capo del Fronte per la Liberazione della Palestina (coinvolto nel sequestro della Achille Lauro nel 1985).
La Commissione per i diritti umani dell'ONU (UNCHR) nella sua sessione annuale adotta 4 risoluzioni nelle quali critica: gli insediamenti, la restrizione dei movimenti dei palestinesi, il "muro di separazione", le uccisioni di massa e gli abusi sui diritti umani. Afferma il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione e si oppone ai cambiamenti del carattere fisico e dello status legale delle Alture del Golan siriane.
22 aprile - Un'altra ampia zona palestinese coltivata viene spianata sempre alla periferia di Gerusalemme.
27 aprile - Peace Now denuncia che sono 108 gli avamposti illegali: 72 sono stati costruiti dopo l'elezione di Sharon e ne sono stati smantellati 11.
30 aprile - Il presidente statunitense presenta ufficialmente la Road Map, un nuovo piano di "pace" elaborato dal 'Quartetto': Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite.
3 maggio - L'operatore televisivo britannico, James Moller, muore colpito da un carro armato, mentre stava riprendendo i soldati israeliani che distruggevano alcune case palestinesi a Rafah.
8 maggio - Sale a 3.214 il numero degli morti dall'inizio dell'Intifada: 2.484 vittime sono palestinesi e 730 israeliane.
14 maggio - La Banca Mondiale lancia l'allarme: la "barriera di separazione" devasterà la popolazione palestinese, distruggendo terreni agricoli ed impedendo l'accesso alle risorse idriche, alle scuole ed ai posti di lavoro. Ne saranno colpite 95 mila persone.
19 maggio - L'inviato dell'ONU, Terje Roed-Larsen, mette in guardia: se il regime di stato d'assedio permane e se le condizioni di vita continuano a deteriorarsi non c'è la pur minima possibilità che il governo palestinese possa sopravvivere.
22 maggio - Il ministro israeliano per l'edilizia pubblica annuncia la costruzione di 502 nuove unità abitative nell'insediamento di Ma'ale Adunim, alla periferia est di Gerusalemme.
I bulldozer israeliani spianano diverse centinaia di dunums di terre coltivate palestinesi ad Anata (Gerusalemme Est) per costruire una nuova strada ad uso militare.
23 maggio - L'esilio dei 12 palestinesi, che nella primavera 2002 rimasero assediati dalle truppe israeliane nel complesso della Basilica della Natività, viene prorogato per un altro anno. Da allora vivono in imprecisate località e sotto stretta sorveglianza in sei Stati dell'Unione Europea, tra cui l'Italia.
24 maggio - I bulldozer israeliani spianano diverse centinaia di dunums di terre coltivate palestinesi ad Anata (Gerusalemme Est) per preparare la costruzione della "barriera di separazione".
25 maggio - Il governo israeliano approva la Road Map.
27 maggio - La Siria si dichiara pronta a riprendere i negoziati di pace sulla base delle risoluzioni ONU 242 e 338, della Conferenza di Madrid (1991) e del principio 'terra in cambio di pace'. Le due risoluzioni prevedono il ritiro di Israele dai territori arabi occupati nel 1967, tra cui l'altopiano siriano del Golan. Le Alture del Golan, 1.200 kmq con notevoli risorse idriche, sono d'importanza strategica. A conseguenza delle guerre del 1967 e del 1973, circa 150.000 persone fuggirono dal Golan, dove restano tuttora, sotto l'occupazione israeliana, circa 15.000 drusi. Nel frattempo 17.000 israeliani si sono insediati in 18 colonie. Israele rifiuta di ritirarsi entro i confini del '67 anche per non dar a Damasco l'accesso al lago di Tiberiade.
28 maggio - Il premier israeliano Ariel Sharon critica in almeno 14 punti la Road Map.
29 maggio - Presentato il progetto per un nuovo insediamento ebraico a Gerusalemme Est: si chiama Kidmar Tziyon e verrebbe costruito nei pressi del villaggio palestinese di Abu Dis (indicato - nelle mappe discusse nel vertice di Camp David nel luglio 2000 - come la possibile "capitale" dello Stato palestinese). La nuova colonia sorgerebbe su una superficie di 25 acri e comprenderebbe 230 unità abitative e due sinagoghe.
3 giugno - Il ministro del turismo israeliano, Benny Elon, (del partito Moledet) insieme ad un gruppo di coloni, occupa a Gerusalemme Est una palazzina installandoci il suo nuovo quartier generale di partito. Sulle pareti affiggono dei poster con la scritta: "La Giordania è la Palestina".
Bush, Mubarak, re Abdullah e Abu Mazen s'incontrano a Sharm El-Sheick per discutere della Road Map.
4 giugno - Vertice di Aqaba fra Bush, Sharon e Abu Mazen. Il primo ministro israeliano Ariel Sharon promette l'immediato smantellamento degli avamposti degli insediamenti, come previsto dalla Road Map.
9 giugno - Israele tenta d'assassinare a Gaza il leader di Hamas, Abdul Aziz Rantisi, che rimane ferito.
11 giugno - Un rapporto dell'UNRWA denuncia che, fra settembre del 2000 e maggio del 2003, le forze israeliane hanno distrutto o danneggiato gravemente 1.134 abitazioni nella Striscia di Gaza, lasciando senza casa 10.000 palestinesi.
25 giugno - Negli ultimi giorni gli "avamposti illegali" (in cui vivono complessivamente circa 700 israeliani) si sono moltiplicati perché i coloni, spinti da vari rabbini, hanno creato anche "falsi avamposti" - con case prefabbricate, camper, roulotte, tende, baracche, ecc.
30 giugno - In applicazione della Road Map, Israele si "ritira" ufficialmente dalla Striscia di Gaza, ma le forze israeliane restano nei 18 insediamenti ebraici ed a guardia della frontiera con l'Egitto. In base all'accordo Israele "dovrebbe" porre fine alle incursioni e smantellare i posti di blocco che paralizzano la vita quotidiana dei palestinesi della Striscia.
2 luglio - Betlemme torna sotto il controllo palestinese, escludendo l'area della Tomba di Rachele.
13 luglio - Il ministro palestinese per gli Affari Sociali dichiara che, a causa della politica israeliana di assedio, più del 70% dei palestinesi vive sotto la soglia della povertà e che la disoccupazione a Gaza è salita al 65% e in Cisgiordania al 55%.
17 luglio - L'inviato dell'ONU, Larsen, dichiara che Israele deve smantellare la "barriera di difesa" perché è un atto unilaterale non consono alla Road Map in quanto crea più difficoltà alla creazione di uno Stato Palestinese con continuità territoriale.
20 luglio - Sono circa 7.700 i palestinesi detenuti nelle carceri israeliane secondo un rapporto della Croce Rossa Internazionale.
21 luglio - Un dossier dell'Associazione della Stampa Estera israeliana (FPA) denuncia il trattamento riservato ai giornalisti stranieri. Si parla di una trentina di casi di "vistose e sistematiche vessazioni ai danni di corrispondenti stranieri negli aeroporti del paese e ai posti di frontiera" che sono "un mezzo primitivo per limitare la libertà d'azione della stampa" (prolungati ritardi per i controlli di sicurezza, ricorrenti interrogatori, confisca e danneggiamento o perdita di costose attrezzature, richieste di mostrare appunti e files di computer e di rivelare incontri e contatti personali).
26 luglio - Va avanti la costruzione del 'muro': un immenso reticolato di grate metalliche e filo spinato munito di barriere in cemento, pali in acciaio, trincee, sensori a onde magnetiche, telecamere e torrette di controllo armate. Il settore in preparazione è lungo 120 chilometri.
Le forze israeliane espropriano 136 dunums di terre palestinese della zona di Sur Baher (Gerusalemme Est) per la costruzione del 'muro'. Recentemente sono stati confiscati altri 46 dunums del villaggio di Abu Dis (sempre a Gerusalemme Est).
28 luglio - Il Comitato Finanziario della Knesset approva storna dal budget statale circa 150 milioni di euro, per la costruzione della "barriera di separazione" fra Israele ed i territori palestinesi.
31 luglio - Il parlamento israeliano approva una legga che nega la cittadinanza israeliana o lo status di residente permanente ai palestinesi che si sposano con cittadini israeliani.
1° agosto - Più di 4.000 prigionieri palestinesi cominciano uno sciopero della fame per protestare sia per le disumane condizioni di vita che per l'irruzione delle guardie israeliane nel carcere di Ashkelon avvenuta il giorno prima.
6 agosto - Scarcerati 339 palestinesi (su più di 6.000): Israele ha condizionato la loro liberazione alla firma di un impegno a non compiere più attività ostili contro lo stato ebraico. 182 erano accusati di aver commesso reati legati a violazioni della sicurezza, mentre altri 157 si trovavano in carcere per reati amministrativi. Solo nell'ultimo mese però l'esercito israeliano ha arrestato altri 320 palestinesi, quasi lo stesso numero di quelli che sono stati rilasciati oggi.
9 agosto - I residenti dei villaggi palestinesi di Nu'man, Izzariyya, Abu Dis e Sheikh Sa'ad ricevono 'ordini militari' che annunciano la confisca di 490 dunums di terre coltivate per la costruzione della "barriera di separazione".
10 agosto - Caccia dell'aviazione israeliana bombardano la periferia del villaggio libanese di Tair Harfa nel Libano meridionale, per intercettare l'artiglieria anti-aerea di Hezbollah. Il ministro degli esteri Silvan Shalom intima al Libano e alla Siria di fermare Hezbollah lanciando una chiara minaccia di guerra.
11 agosto - Aerei israeliani sorvolano a bassa quota Beirut, infrangendo la barriera del suono.
13 agosto - I residenti dei villaggi palestinesi di Sur Baher, Jabal Al-Mukabber e Sawahreh Ash-Sharqiyya ricevono 'ordini militari' che annunciano la confisca di 173 dunums di terre coltivate per la costruzione della "barriera di separazione".
14 agosto - La Commissione ONU per l'abolizione della discriminazione razziale approva all'unanimità una risoluzione intimando a Israele di revocare la sua nuova legge che nega la cittadinanza o la residenza permanente ai palestinesi che sposano cittadini israeliani.
16 agosto - Un jet militare israeliano sorvola la residenza estiva del presidente siriano, Bashar Assad, inviando così un messaggio intimidatorio alla Siria.
17 agosto - L'esercito israeliano avvia i lavori per la costruzione di due basi militari permanenti nella città cisgiordana di Hebron, in due 'zone A', ovvero a sovranità palestinese. Le due basi, in grado di accogliere un numero ridotto di militari, si trovano sulle colline di Abu Sneina e Harat al-Sheikh, che dominano le abitazioni dei coloni ebraici nel centro della città. È la prima volta che l'esercito costruisce basi permanenti nelle 'zone A'.
18 agosto - Solo nel corso dell'ultima settimana Israele ha distrutto più di 60 edificazioni (abitazioni, muri, baracche) nell'area di Gerusalemme col pretesto che erano costruite senza regolare licenza.
20 agosto - Il Gabinetto di Sicurezza israeliano approva il nuovo tracciato del piano "Avvolgere Gerusalemme", come parte della "barriera di separazione" che interesserà terreni palestinesi della città di Beit Sahour e del villaggio di Izzariyya (Gerusalemme). Il tracciato non è stato reso pubblico.
22 agosto - Le forze armate israeliane ripristinano il blocco della strada principale, che attraversa la Striscia di Gaza da nord a sud, tagliandola di fatto in tre. Sono intanto ripresi i raid e gli 'omicidi mirati' su tutta la Striscia.
24 agosto - I residenti dei villaggi palestinesi di Beit Iksa, Beit Surik e Qalunya ricevono 'ordini militari' che annunciano la confisca di 1.628 dunums di terre coltivate per la costruzione della "barriera di separazione". Ad Abu Dis l'esproprio è di altri 45 (il tutto sempre nell'area di Gerusalemme).
6 settembre - Lo sceicco Ahmed Yassin, leader di Hamas, viene ferito ad un braccio in un raid 'mirato'.
10 settembre - Ahmed Qurei (Abu Ala) sostituisce Mahmud Abbas (Abu Mazen) nel posto di primo ministro palestinese.
11 settembre - Il Consiglio degli Ambasciatori dell'UE inserisce ufficialmente Hamas nell'elenco delle organizzazioni terroristiche.
Il governo israeliano adotta la 'decisione di principio' di espellere 'forzosamente' il presidente palestinese Yasser Arafat.
12 settembre - La polizia israeliana fa irruzione sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme e lancia gas lacrimogeni e granate assordanti per disperdere i dimostranti palestinesi.
13 settembre - Sale ad almeno 3.478 il numero delle persone rimaste uccise fin dall'inizio della rivolta tuttora in corso e nota come 'Intifada di Al-Aqsa', fine settembre 2000: 2.596 erano palestinesi e 819 israeliani.
Israele respinge l'invito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si è espresso contro l'espulsione del presidente palestinese Yasser Arafat.
15 settembre - I bulldozer israeliani spianano diverse centinaia di dunums di terre coltivate nell'area di Gerusalemme per la costruzione della "barriera di separazione".


16 settembre - Gli Stati Uniti pongono il veto, nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ad una nuova risoluzione in cui si chiede a Israele di non espellere Yasser Arafat e di garantire la sua incolumità.
19 settembre - L'Assemblea Generale dell'ONU approva la risoluzione che chiede ad Israele la revoca della decisione del principio di espellere Arafat. Le risoluzioni dell'Assemblea Generale hanno valore di raccomandazioni e non sono vincolanti come i pronunciamenti del Consiglio di Sicurezza.
21 settembre - Diecimila pacifisti israeliani manifestano in Piazza Rabin a Tel Aviv contro Sharon e contro il muro, per lo smantellamento degli insediamenti nei Territori Occupati e per la fine degli omicidi mirati.
24 settembre - In seguito a pressioni diplomatiche internazionali, la Corte Suprema belga pone fine ai suoi tentativi di perseguire i leader stranieri per crimini di guerra, compreso quindi il primo ministro israeliano Ariel Sharon per il massacro di Sabra e Chatila del 1982 e l'ex presidente statunitense Bush Sr. per i crimini durante la prima Guerra del Golfo del 1991.
25 settembre - 27 piloti della Forza Aerea Israeliana rifiutano di condurre attacchi aerei aldilà della Linea Verde.
30 settembre - L'ONU, in un rapporto, denuncia il "Muro" di Israele come un tentativo di annessione di "sostanziose porzioni" dei territori palestinesi e pertanto "atto illegale di conquista". "Israele è determinato a creare una situazione sul terreno che equivale a un'annessione di fatto" e questo rappresenta una violazione della carta dell'ONU e della quarta convenzione di Ginevra. La barriera di separazione che Israele sta erigendo lungo il confine con la Cisgiordania viene costruita in territorio palestinese e ne ingloba ampie zone. Il suo obbiettivo principale è quello di proteggere gli insediamenti. "Oltre 210mila palestinesi saranno seriamente colpiti dalla costruzione del muro: coloro che vivono fra il Muro e la Linea Verde, il confine con la Cisgiordania stabilito nel 1967, saranno di fatto isolati dalle loro terre e dai propri posti di lavoro, scuole, ospedali ed altri servizi sociali".
1° ottobre - Il Gabinetto Israeliano dà via libera (nonostante le critiche di gran parte della comunità internazionale) alla realizzazione della prossima sezione della barriera di separazione: il nuovo tracciato si estende da Elkana alla base militare di Ofer (appena a nord di Gerusalemme) a est degli insediamenti di Ariel e di Kedumin. Attorno alla popolosa colonia di Ariel sarà eretta un'ulteriore barriera, per ora non collegata direttamente a quella principale.
2 ottobre - L'esercito israeliano firma il nuovo ordine militare n. 378, che dichiara le terre (situate tra la barriera di separazione e la Linea Verde) territorio "chiuso" e stabilisce che "nessuna persona vi può entrare e nessuno può restarvi". Il libero accesso è garantito solo agli israeliani, invece i palestinesi residenti in questa zona, o che vi possiedono terreni agricoli, avranno bisogno di permessi speciali per vivere nelle loro case, per coltivare le loro terre e per viaggiare. L'area in questione rappresenta il 2% della Cisgiordania e vi risiedono circa 14.000 palestinesi. Inoltre diverse migliaia di palestinesi vi possiedono delle terre.
5 ottobre - Primo attacco israeliano in territorio siriano dal 1982: l'aviazione israeliana colpisce un presunto campo di addestramento palestinese della Jahad Islamica a Ein Zaheb, a poche decine di chilometri da Damasco.
6 ottobre - Incidenti di frontiera fra Israele e il Libano. L'aviazione israeliana bombarda la periferia settentrionale della città libanese di Kfar Shouba, vicino al confine.
7 ottobre - Sale la tensione fra Israele e Libano.
8 ottobre - Il ministro della Difesa Shaul Mofaz ordina "un immediato rafforzamento delle truppe israeliane, regolari e di riserva" in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
10/12 ottobre - Un pesante attacco "Operazione giorno incantato" contro Rafah ed il suo campo profughi, all'estrema punta meridionale della Striscia di Gaza, una delle località più miserevoli dei Territori Occupati. Le truppe israeliane distruggono almeno un centinaio d'abitazioni nel campo profughi lasciando senza tetto almeno 2.500 persone e facendo 8 morti. Il campo profughi di Rafah contava già prima dell'incursione 6.000 senzatetto a conseguenza dei precedenti raid.
12 ottobre - Un accordo di pace dettagliato viene ratificato ad Amman tra alcuni palestinesi guidati da Yasser Abed Rabbo ed alcuni israeliani con a capo Yossi Beilin. Sarà firmato il 1° dicembre a Ginevra.
14 ottobre - Le forze israeliane trasferiscono illegalmente 18 detenuti palestinesi dalla Cisgiordania alla Striscia di Gaza. Il governo israeliano invoca l'articolo 78 della Convenzione di Ginevra, che permette ad una potenza occupante di "assegnare la residenza" nei casi in cui sia a rischio la sicurezza.
Gli USA bloccano con il veto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che condanna Israele per la costruzione della barriera di separazione.
20 ottobre - Nel suo rapporto annuale l'Istituto per gli Studi Israeliani di Gerusalemme rende noto che nel corso dell'ultimo decennio 164.400 israeliani (soprattutto ebrei laici) hanno lasciato la città di Gerusalemme e solo 97.300 israeliani (soprattutto ebrei religiosi) sono venuti ad abitarvi. Nel 2002, sono 16.400 gli israeliani che hanno lasciato la città e solo 9.700 quelli che sono venuti a viverci. La popolazione totale di Gerusalemme è di 680.400 abitanti: gli israeliani sono il 67% ed i palestinesi il 33%. La popolazione araba, ad ogni modo, risulta molto più giovane di quella israeliana.
21 ottobre - I bulldozer israeliani spianano 200 dunums di terre coltivate a As-Sawahreh Ash-Sharqiyya sradicando circa 500 piante d'ulivo. L'aviazione israeliana continua a bombardare la Striscia di Gaza. È di almeno 14 morti e 106 feriti il bilancio della serie di raid sferrati nelle ultime 24 ore da Israele.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva una risoluzione che condanna Israele per le sue azioni illegali e chiede di "porre termine alla costruzione del muro nei Territori Occupati palestinesi", definendo tale barriera "contraria" alle leggi internazionali.
23 ottobre - Il ministro dell'Edilizia israeliano approva la costruzione di 333 nuove unità abitative negli insediamenti. Dall'inizio dell'anno sono state costruite 1.727 nuove unità abitative, di cui 1.326 nell'area di Gerusalemme.
25 ottobre - Ariel Sharon annuncia la costruzione di un'altra barriera di separazione nella parte est della Cisgiordania annettendosi così una parte della valle del Giordano. Il muro dalla parte ovest della Cisgiordania e attorno a Gerusalemme, che ha già raggiunto quasi i 180 km, dovrebbe esser completato entro un anno. Entra nei Territori Occupati nel 1967 con una profondità anche di 20 chilometri inglobando la maggior parte degli insediamenti (in particolare quello di Ariel con i suoi 18.000 abitanti).
4 novembre - Un nuovo regolamento dell'esercito israeliano stanziato presso l'insediamento di Netzarim (nella Striscia di Gaza) concede ai soldati il diritto di 'sparare per uccidere' i palestinesi scoperti ad osservare le attività israeliane col binocolo.
5 novembre - I coloni israeliani sradicano circa mille alberi in tre villaggi della Cisgiordania, vicini all'insediamento di Einabus.
8 novembre - L'ufficio di Coordinamento per i Problemi Umanitari dell'ONU (OCHA) rende noti i dati relativi all'impatto della barriera di separazione sui palestinesi: il muro segue solo per l'11% del suo tracciato la Linea Verde, requisisce il 14% della Cisgiordania e causerà sofferenze a 680.000 palestinesi.
9 novembre - Il Dipartimento di Difesa israeliano decide che la barriera ad est di Gerusalemme si spingerà in Cisgiordania per una ventina di chilometri, in direzione di Gerico annettendo così ad Israele il popoloso insediamento Ma'ale Adumim, la zona industriale di Adumim, gli insediamenti di Adam e Kfar Adumim ed i villaggi palestinesi di Hizma e Anata. Con l'ultima revisione del tracciato a nord della città, il villaggio palestinese di Ar-Ram viene separato da Gerusalemme. Una volta completata la barriera attorno alla città, saranno circa duecentomila i palestinesi di Gerusalemme Est che si troveranno fisicamente separati dal resto della Cisgiordania
Il Gabinetto israeliano approva uno scambio di prigionieri con Hezbollah: verrebbero liberati tutti i prigionieri libanesi ad eccezione di Samir Kuntar (che uccise tre israeliani nel 1979), 400 palestinesi ed un numero imprecisato di detenuti arabi. In cambio ci sarà la restituzione di un uomo d'affari israeliano (rapito nell'ottobre del 2000) e dei corpi di tre soldati israeliani.
19 novembre - Da Londra il presidente degli Stati Uniti critica la politica degli insediamenti di Israele e le umiliazioni quotidiane inflitte ai palestinesi e chiede di porre fine alla costruzione della barriera di separazione.
Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU adotta all'unanimità la Road Map come mezzo per risolvere il conflitto israelo-palestinese.
30 novembre - Il movimento palestinese di maggioranza Al-Fatah - fondato e tuttora guidato da Yasser Arafat - ritira il suo sostegno all'Iniziativa di Ginevra, simbolico patto di pace stilato da pacifisti israeliani e palestinesi, che sarà presentato ufficialmente domani.
1° dicembre - Iniziano oggi i lavori per la costruzione di un nuovo quartiere ebraico a Gerusalemme Est, in aperta violazione di quanto previsto dalla Road Map. Il governo israeliano ordina contemporaneamente all'esercito di smantellare alcuni piccoli avamposti in Cisgiordania, senza fornire dati ufficiali su quanti avamposti/insediamenti spariranno dei circa 100 costruiti illegalmente.
A Ginevra viene presentato ufficialmente il piano di pace elaborato da personalità israeliane e palestinesi. Il presidente dell'ANP Arafat appoggia l'iniziativa, e invia a Ginevra due esponenti di Al-Fatah, mentre il premier israeliano Sharon condanna apertamente il progetto ed accusa i promotori di minare il processo di pace.
9 dicembre - L'Assemblea Generale dell'ONU decide di deferire alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia la questione dell'erezione della barriera di separazione. Una eventuale decisione di questa Corte Internazionale potrebbe richiedere anche tre anni.
18 dicembre - 2.731 sono i morti palestinesi dall'inizio della seconda Intifada, cioè dalla fine di settembre del 2000, 854 gli israeliani.
31 dicembre - La commissione interministeriale per la colonizzazione israeliana decide di aumentare del 50% la popolazione degli insediamenti agricoli delle Alture del Golan (tolte alla Siria nella guerra del '67). Approva un piano di costruzione accelerata di 900 case, portando così la popolazione dei coloni da 10.500 a 15.000.[1]



 

4.

PALESTINA 1948

4.1

50 ANNI DOPO AL-NAKBA

CITTA’ E VILLAGGI SPOPOLATI DALL’INVASIONE SIONISTA NEL 1948

A cura di Salman Abu-Sitta, 1998

 Suddivisione amministrativa

Numero

 villaggi spopolati

Profughi nel 1948

profughi e loro discendenti nel 1998

Acri

30

47.038

288.863

Ramleh

64

97.405

598.171

Baysan

31

19.602

120.375

Beersheba

88

90.507

555.811

Gaza

46

79.947

490.960

Haifa

59

121.196

744.269

Hebron

16

22.991

141.190

Jaffa

25

123.227

756.743

Gerusalemme

39

97.950

601.519

Jenin

6

4.005

24.598

Nazareth

5

8.746

53.712

Safad

78

52.248

320.855

Tiberiade

26

28.872

177.307

Tulkarem

18

11.333

67.746

Totale

531

805.067

4.942.119

 4.2

Gerusalemme

La città di Gerusalemme è una città palestinese sta nel cuore del paese, situata sulla 46-31° linea latitudinale verso   nord e sulla 14-35° longitudinale verso   est.

 L’area della città’ santa dentro le mura e’ di circa (1)un kmq. La città occupa una posizione di rilevante importanza geografica. Tale posizione,  sulle colline centrale palestinesi , è situata sul centro dell’asse che collega la Galilea  con il centro e il sud.

Tra le più’ importanti città  palestinesi : Safad, Nazzeret, Jenin, Nablus, Ramallah,Betlemme  ed Hebron.

Il livello delle colline palestinesi nella zona di Gerusalemme pende di circa 100 mt dal livello delle zone circostanti da Nord e da Sud, il quale ha dato molta importanza alla città’ facendo di essa un punto di collegamento tra la pianura costiera dall’occidente e la zona bassa Jerico -al ghor- dall’oriente

 L’importanza strategica di Gerusalemme e’ dovuta alla posizione della città, essendo il punto di incrocio delle vie che collegano il Nord con il Sud e l’Est con l’Ovest.

   Una posizione tra le più favorevoli dal punto di vista delle comunicazioni, nella parte meridionale della Palestina. E' all'incrocio tra l'antichissima strada che percorre l'altipiano in senso meridiano (da Nablus a Hebron), tenendosi sulle zone più elevate per evitare le valli incassate attraversate dai corsi d'acqua e la via che risale dal mare lungo il Wa'di el- Sarar, compresa tra due torrenti, uno dei quali costituisce, nel suo tronco superiore, la valle di Raphim(Rafim).

La posizione di Gerusalemme è soprattutto propizia dal punto di vista della difesa, poichè  occupa una platea ondulata limitata su tre lati da profonde valli: ad est dalla valle del Kidron, tributario del Mar Morto, a sud e ad ovest dalle valli attraversate dal suo affluente Hinnom.

L'area cosi delimitata è facilmente accessibile solo da Nord e da questa parte la città si è sempre protetta con una linea di mura più volte ricostruita per includere successivi ampliamenti del centro abitato. IL territorio circostante Gerusalemme è povero di sorgenti perenni il che ha reso l'approvvigionamento idrico da sempre un grave problema per la città.

Sin dall' età antica l'acqua piovana veniva raccolta in grandi bacini scoperti o in vasche; in tutta la città erano poi numerose le cisterne, accuratamente mantenute tanto che molte di queste, tuttora utilizzate, risalgono all'antichità. Le prime tracce di Gerusalemme risalgono a circa 3000 anni prima di Cristo, 1000 anni prima di Abramo, quando i nomadi della regione furono attratti da una ricca fonte d'acqua chiamata sorgente di Gihon.

 

 

4.2

 IL CLIMA :

Gerusalemme si trova su 720-780 mt di altezza dal livello del mare e la sua terra e’ composta da colline rocciose, poco elevata rispetto alla zona circostante, in continuo collegamento con l’area adiacente dalla direzione Nord ( Bab assahera ), circondata da torrenti poco profondi dalle direzioni  Ovest e Est ed Sud .

Dentro le storiche mura della città la terra pende leggermente dal Nord e dall’Ovest verso il Sud e l’Est.

La presenza di colline calcaree, che si trovano in abbondanza nella città’, sono cosa buona per la costruzione edilizia e delle cisterne, piscine, gallerie, che hanno avuto una notevole importanza nella storia della città.

   

4.3

Le Temperature:

Il clima di Gerusalemme e’ un clima mediterraneo, inverno sereno tendente al fresco, estate leggermente caldo, le medesime temperature nei mesi invernali variano da 8-12° c, invece nei mesi estivi variano da 20- 24° c.

 La quantità di acqua piovana annua e’ di circa 500mm.

Questa quantità viene nelle stagioni autunno ed inverno ( settembre -aprile ). La somma dei giorni piovani e di circa 50 gg. all’anno,  il  che voul dire una maggiore presenza del sole sulla città. [2]

5

Il muro della separazione razziale

Per la volontà del governo israeliano è stato costruito il muro di separazione razziale che ha frantumato il territorio palestinese creando enormi danni morali ed  economici, creando un carcere per circa 800 mila palestinesi bloccati dentro le loro città, aggravando la sofferenza del popolo indifeso, rubando tutti i loro bene migliori, con un serpente di muro che mangia la terra e frantuma il popolo, creando una barriera di muro di separazione nuovo dopo l’abbattimento del muro di Berlino con la scusa di proteggere il popolo israeliano dagli attacchi, ma facendo un muro d’odio sotto il nome della liberta e democrazia. 

5.1

Muro del governo

Il governo israeliano ha adottato presto un progetto finale per la costruzione del muro, dopo aver fatto nuovi estensivi adattamenti che gli permetteranno di controllare i territori occupati ; il governo ha inoltre adottato un nuovo progetto parallelo per costruire un altro muro che si estende dalla parte settentrionale della Valle del Giordano verso sud. Per ciò che concerne il muro già esistente, i lavori stanno proseguendo nelle seguenti aree:
Qalqilyah, Tulkarem, Jenin, Gerusalemme, Betlemme e le terre e i villaggi nella zona circostante. Il muro si estende per 360 km, e tale lunghezza raggiungerà i 700 km dopo la costruzione del secondo muro nella Valle del Giordano. Il secondo muro supererà in alcuni punti il confine del 1948 di circa 6 km.
Bisogna ricordare che la lunghezza del muro, persino prima degli adattamenti fatti al suo progetto, sarà tre volte più lunga del muro di Berlino e due volte più alto. Le autorità israeliane useranno cemento (8 metri di altezza) e filo spinato per la costruzione. Vi saranno installate diverse torrette militari, videocamere di controllo e rivelatori di movimento.

Inoltre, pattuglie mobili militari controlleranno la lunghezza di quest'area. La costruzione del muro verrà a influenzare seriamente i residenti palestinesi, visto che molte parti del muro saranno costruite a ridosso di case, negozi e scuole.
Così, 95.000 palestinesi (4,5% della Cisgiordania) saranno costretti a vivere in enclavi isolate fuori dal muro, una volta che esso sarà completato.
Per di più, 200.000 palestinesi della parte occupata di Gerusalemme Est saranno tagliati fuori dal resto della Cisgiordania a causa del muro.
Dall'altra parte, la destra d'Israele e i coloni hanno proposto una nuova revisione del tracciato del muro, in modo da includervi più terreno palestinese. Se tale suggerimento fosse adottato, il numero dei palestinesi (dalla Cisgiordania a Gerusalemme) che finirebbe per essere estromesso dalla Cisgiordania incrementerebbe fino a raggiungere le 400.000 unità.

Nell'aprile 2002, il governo israeliano ha deciso di costruire un muro che va dal nord dei territori occupati fino ai confini del distretto di Gerusalemme. Un comitato speciale è stato nominato per supervisionare la costruzione del muro, sebbene nel giugno 2002 si era già iniziato a confiscare terre e tagliare alberi nel villaggio di Salem, distretto di Jenin. A settembre, hanno pubblicato la mappa iniziale della parte settentrionale del muro, e in quel mese il comitato israeliano ha approvato la mappa, ma in seguito hanno cambiato piano in modo da estendere il muro per un bel pezzo incorporando la Tomba di Rachele a Betlemme.

Nel gennaio 2003, sono stati inaugurati i primi 4 km. A metà marzo 2003 il governo israeliano ha deciso di modificare la mappa iniziale del muro per includervi gli insediamenti Ari'el e Emmanuel.

In risposta alle richieste del Consiglio degli Insediamenti della Cisgiordania (The Yesha Council), richieste supportate da decreti di occupazione del Primo Ministro Sharon per modificare il muro nella Valle del Giordano, in modo da comprendervi altri insediamenti.

E' importante evidenziare che sia il Likud che il Partito Laburista appoggiano fortemente la costruzione del muro, e la considerano come la costituzione dei confini politici del futuro stato palestinese.

Il quotidiano Ma'arev ha pubblicato il 24 giugno 2002, gli esiti di un referendum, dove l'opinione pubblica israeliana è favorevole al 69% per la costruzione del muro.
Nel frattempo, i gruppi di destra israeliani e il Consiglio degli Insediamenti (The Yesha Council) in Cisgiordania, stanno facendo una campagna per raccogliere firme in favore del Piano Mappa, il quale è stato ideato dal Yesha Council e che specifica gli emendamenti proposti per il muro nel marzo 2003. La campagna è organizzata in cooperazione con il Ministero della Difesa israeliano.

Alla fine vi sono circa 25 compagnie israeliane che lavorano alla costruzione del muro; con circa 250 bulldozer israeliani che distruggono i terreni affinché il muro proceda.

Il governo d'Israele ha annunciato che per la fine del 2003 il muro verrà completato


5.2

Espropriazione della terra

E' stato deciso che il governo d'Israele esproprierà come minimo il 10% della Cisgiordania con lo scopo di costruire il muro. Nella prima fase, un numero totale di circa 150.000 acri è stato espropriato. Ciò costituisce il 2% delle zone nella parte settentrionale della Cisgiordania. Israele ha giustificato questa espropriazione di terre con l'annuncio di una decisione presa per ragioni militari e di sicurezza.

Il Consiglio Regionale degli Insediamenti in Cisgiordania (The Yesha Council) ha chiesto modifiche da svolgere al tracciato del muro. Il tracciato è stato ripianificato in modo da estendersi da Qalqilyah fino a nord di Gerusalemme con lo scopo di incorporare circa 343.000 coloni residenti in Cisgiordania nella parte israeliana del muro. Durante il mese di dicembre 2002, 11.500 acri sono stati confiscati; ciò è avvenuto parallelamente allo sradicamento di 83.000 alberi. L'espansione del muro secondo il nuovo tracciato tende ad annettere 10 insediamenti israeliani, e avrà per risultato l'espropriazione di altro terreno da circa 30 villaggi palestinesi nella parte settentrionale della Cisgiordania.

 

5.3

Acqua

L'espropriazione della terra significa anche deprivare gli abitanti palestinesi e i villaggi dalle loro risorse idriche. Oltre 31 pozzi finiranno per essere inclusi nel territorio espropriato usato per la costruzione del muro durante la prima fase.
Questi pozzi contengono circa 4 milioni di metri cubici d'acqua che al momento non è utilizzabile da nessuno. I palestinesi e la loro terra saranno esclusi da molte delle loro risorse d'acqua. Per di più, mentre i lavori di costruzione continuano, i bulldozer della autorità israeliane hanno già distrutto circa 35.000 metri di condotte dell'acqua usate dai palestinesi sia per le loro case sia per irrigare i campi.


5.4

Abitanti e il muro

La prima fase di costruzione del muro è stata completata a nord della Cisgiordania, intorno alle città di Qalqilyah, Tulkarem e Jenin dove circa 35.000 palestinesi vivono in villaggi e piccole zone residenziali nelle vicinanze. Circa 14.000 persone, provenienti da 17 aree differenti, finiranno tra il muro, la Green Line e il confine del 1948, e tra l'altro circa 20.000 persone (3175 famiglie) si sono trovate nel lato orientale del muro, separate dai loro terreni agricoli che rimangono nel lato occidentale.

L'espropriazione della terra, la distruzione fisica e le restrizioni imposte sul movimento dei locali significano la perdita di circa 6.500 posti di lavoro. Per di più le coltivazioni di ulivi nel nord della Cisgiordania, che si trovano adesso nella parte occidentale del muro, determineranno la perdita di 2.220 tonnellate di olio d'oliva, senza contare la perdita di 5 tonnellate di frutta e più di 100.000 tonnellate di vegetali.

Tra l'altro la creazione del muro ha causato la demolizione di oltre 100 edifici, molti dei quali erano edifici commerciali e quindi l'unica risorsa d'entrata primaria per molte famiglie. Tanti altri residenti palestinesi hanno ricevuto avvisi dall'IDF che le loro case o uffici commerciali saranno demoliti; tali demolizioni avverranno in futuro.

Nel villaggio di Jayyus, distretto di Qalqilyah, ad esempio, 8.600 acri (72% della terra) di terra coltivabile sono stati espropriati insieme a 7 pozzi. Ciò significa la perdita dell'unica risorsa di guadagno per circa 300 famiglie.[3]

 

5.5

 Il muro di separazione razziale

Lo sviluppo della sua costruzione in generale

 

% dello sviluppo

Lunghezza a km2

Completamente costruito

58,9%

408

In fase di costruzione

8.96%

63

Da ricostruire

33%

232

 

100%

Tot = 703

 

 

 

 

 

 

 

Lo sviluppo del muro a Gerusalemme

 

% dello sviluppo

Lunghezza  km2

Completamente costruito

54/9%

89

In fase di costruzione

9.88%

16

Da ricostruire

35.19%

57

 

100%

Tot = 162

 

Le zone circondate con il muro

  Superficie della terra % del percentuale dei territori occupati
Est Gerusalemme 479,881 dunm 8.5%
Le zone circondate completamente dal muro oppure circondate in modo parziale 191,040 3.4%

 

Il numero degli abitanti  palestinesi che sono stati danneggiati dall’edificazione del muro

Numero degli abitanti

Numero dei paesi   

 

27,520

17

I villaggi che si trovano ad ovest del muro*

247,800

54

I villaggi che si trovano ad est del muro e sono circondati da tre lati**

222,500

21

Est Gerusalemme

497,820

92

Totale

* Sono gli abitanti che devono esibire sempre l’autorizzazione per uscire o entrare ai loro villaggi tramite l’ unica porta .

 **Sono gli abitanti non devono esibire sempre l’autorizzazione per uscire o entrare ai loro villaggi.

 

Le colonie

Numero degli abitanti

Numero colonie  

 

187,840

48

Colonie ad ovest del muro

57,330

69

Colonie ad est del muro

192,918

12

colonie ad est di Gerusalemme

438,088

129

Totale

Nota: questi statistiche sono fornite dall’ente di statistica  palestinese ( ocha del onu) del 2005.

 

Le porte del muro  

Si trovano nel muro 65 porte per lo spostamento all’interno dei territori occupati, di cui soltanto 38 porte agibile per gli abitanti.

27 sono aperte e si dividono in 2 categorie:

Prima:  Ingressi giornalieri, per gli abitanti per passare ad altre zone nei territori occupati e  alcune sono aperti per 12 ore consecutive e altre si aprono per 2 volte al giorno per poche ore e sono attrezzati con tanti soldati.

Seconda: Le porte agricole sono quelle porte che si aprono 2 o tre volte al giorno per gli agricoltori che si trovano dall’altra parte del muro, per i prodotti che hanno bisogno di un cura giornaliera, come le verdure, e gli agricoltori devono avere dei permessi per passare la porta. Sono 11 porte agricole stagionali che si aprono nei periodi stabiliti, come il periodo di raccolta delle olive, mentre per gli agricoltori dell’altra parte del muro le porte vengono  aperte 2 o 3 volte al giorno e devono avere dei permessi speciali per passare .   

Le porte del muro

Totale

Porte chiuse

Porte stagionale

Porte aperte

Zona

24

9

3

12

Qalqilia

2

1

0

1

Salfit

16

6

2

8

Tulkarem

4

4

0

0

Bait lemme  

1

1

0

0

Hebron

1

0

0

1

Tubas

17

6

6

0

Jenin

65

27

11

5

Totale

 

[1] www.infopal.it

[2] www.infopal.it

[3] Dr.Abu Awwad Bassam


SELEZIONE  FOTOGRAFICA

dell'arch Abu Awwad Bassam

AVVERTENZA : ALCUNE IMMAGINI SONO PARTICOLARMENTE CRUENTE E SCONSIGLIATE A MAMME IN ATTESA, BAMBINI E PERSONE MOLTO SENSIBILI

 

 

 

 


 

 

Ringraziamo l'amico Abu Awwad Bassam per la gentile concessione alla pubblicazione del testo.

 

L'arch. Abu Awwad Bassam è membro di  Abspp - Onlus 

  associazione umanitaria fondata nel 1994, a Genova, che si occupa di portare aiuto alla popolazione palestinese che soffre la povertà e l'assedio nelle sue stesse città.

info@abspp.org   abspp@libero.it

www.abspp.org

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