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Le spesucce tricolori per “la ricostruzione“
dell’Afghanistan… ed il resto
2 Settembre 2009 -
byebyeunclesam

Nel quanto ci costa la
“missione di pace“ c’è un capitolo uscite a fondo perduto per la
“ricostruzione“ dell’Afghanistan da far paura.
Dal 2002, nelle mani del pagliaccesco sindaco di Kabul, Karzai, e del suo
gabinetto di trafficanti di droga e criminali di guerra sono finiti
centinaia e centinaia di milioni di euro sottratti alle tasche dei
contribuenti italiani dagli esecutivi Berlusconi, Prodi, Berlusconi. Al
Palazzo di Vetro ci siamo conquistati da un bel po’ di anni la medaglia di
Paese donatore di primo livello. Un biglietto da visita, lo sostiene
Frattini, di cui l’Italia può essere giustamente orgogliosa.
Insomma paghiamo molto, bene e senza fiatare tenendo peraltro la bocca
rigorosamente chiusa sugli affari sporchi organizzati dai Segretari Generali
delle Nazioni Unite.
Se le ricerche che abbiamo fatto sono corrette, sono già quattro gli
appuntamenti internazionali organizzati dal Palazzo di Vetro durante le
gestioni Kofi Annan e Ban Ki Moon che ci hanno visto tra i più affezionati
contribuenti-protagonisti per la “ricostruzione“ del Paese delle Montagne:
Tokio 2002, Berlino 2004, Londra 2006, Parigi 2008.
Il 29 Giugno scorso, un comunicato molto ma molto fumoso dell’Ansa ci ha
fatto sapere che questa volta il 5° raduno della “Spectre“ si terrà in
Afghanistan, lontano da occhi indiscreti e, come ampiamente prevedibile, tra
ingenti misure di sicurezza, arrivi e trasferimenti a “sorpresa“, stile zona
verde di Baghdad.
Parteciperanno al summit di Kabul prima della fine del 2009 – dopo le
elezioni farsa che incoroneranno l’ex Presidente della Unocal – i Ministri
degli Esteri dell’Occidente ed un numero non precisato di misteriosissime
fondazioni private.
Con tutta evidenza, sotto la
spinta di sempre più pressanti esigenze economiche e militari, i tempi dei
“rifinanziamenti“ organizzati dall’ONU per la “ricostruzione“
dell’Afghanistan si stanno pericolosamente accorciando. Gli scarponi di
Enduring Freedom ed ISAF-NATO in Afghanistan, in soli 450 giorni, sono
lievitati da 67.000 a 118.000.
Nei prossimi 4 anni, l’Italia aumenterà il proprio contingente dagli attuali
3.250 militari a più di 6.000, con il via libera, già esecutivo, del
Consiglio Supremo di Difesa che vede al vertice, come Capo delle Forze
Armate, un sempre più invadente ed aggressivo Giorgio Napolitano. Il
padre-padrone della Repubblica Italiana delle Banane che sponsorizza
improponibili delfini per la prossima occupazione del Quirinale.
Un Presidentissimo che ci costa, al netto dei risparmi annunciati dal
Segretario Generale Donato Marra, la sommetta niente male di 228 milioni di
euro all’anno per il triennio 2010-2012.
Cresciuti vertiginosamente anche i costi dell’approvvigionamento logistico,
dell’usura materiali e delle dotazioni militari USA-NATO in Afghanistan,
sempre più sofistiche e micidiali.
L’amministrazione Bush, dal Novembre 2001 al Dicembre 2008, ha
bruciato nel Paese delle Montagne risorse per 179 miliardi di dollari, la
NATO ne ha buttati dalla finestra 102.
Le forze ISAF sono arrivate alla spicciolata ed in tempi più lunghi su un
“campo operativo” che non offre, contrariamente all’Iraq, lo sfruttamento e
la commercializzazione sui mercati esteri di risorse petrolifere e minerarie
per il sostentamento delle forze di occupazione, né di una polizia e di un
esercito dipendenti dal “governo centrale“ di Kabul che conta attualmente su
un organico di 170.000 uomini, in questo caso male armati e peggio
retribuiti, demotivati ed a corto di addestramento.
La stima de Jaap De Hoop Scheffer sulla permanenza delle truppe occidentali
in Centro Asia per 25 anni, nel mese di agosto scorso è stata rivista al
rialzo a 40 dal Capo di Stato Maggiore di Sua Maestà Britannica, sir David
Richards. La bolletta che l’Occidente, già in piena crisi economica, dovrà
pagare in Afghanistan sarà di dimensioni catastrofiche al di là della piega
che prenderà sul campo la guerra tra “pacificatori“ e “terroristi“.
L’ultima Conferenza dei Paesi donatori si è tenuta il 10-11 giugno 2008 a
Parigi, alla presenza di Sarkozy e della Rice.
Il Ministro degli Esteri Bernard Kouchner in quell’occasione affermerà di
aver raccolto dalla “Comunità Internazionale“ – composta, a suo dire, da 67
Stati aderenti e 17 fondazioni private – fondi per complessivi 19,95
miliardi di euro.
Né Ban Ki Moon né Kouchner riveleranno, nella conferenza di chiusura, la
lista ufficiale dei Paesi presenti al vertice.
Frattini dal canto suo, al ritorno a Roma, invierà alle agenzie di stampa un
breve comunicato in cui renderà noto che nel triennio 2008-2011 l’impegno
dell’Italia in Afghanistan si sarebbe attestato a 150 milioni di euro per
“liberare il Paese dal terrorismo e dalla droga e permettere al Governo di
Kabul di prendere definitivamente in mano la situazione“.
Per quanto ne abbiamo saputo, in via confidenziale, l’entità del
finanziamento a fondo perduto garantito per l’occasione dall’Italia all’ONU
nella capitale francese sarebbe più ingente.
Ma non è questo il punto.
[Il “pledge “ ammesso ufficialmente dal Bel Paese a Berlino 2004 raggiungerà
i 145 milioni di euro.]
Passiamo ora alla voce
“Cooperazione italiana allo sviluppo“, gestione diretta DGCS in
Afghanistan, organizzazione del Ministero degli Esteri.
Dal 2001 al 2008, la Farnesina ha approvato iniziative “umanitarie“ per 436
milioni e ha erogato finanziamenti, anche qui a fondo perduto, per 355
milioni di euro.
In particolare, è stato incrementato il sostegno ai trust fund del Governo
Karzai per 35 milioni di euro e 104 se ne sono andati per il collegamento
stradale Kabul-Bamyan (i dati sono ufficiali ed a disposizione in rete).
La stessa “Cooperazione italiana allo sviluppo” fornisce sulla
“riabilitazione stradale“ Kabul-Bamyan una seconda versione (anch’essa
consultabilissima), questa volta con un importo complessivo di spesa di 36
milioni di euro e la costruzione di un ponte sulla stessa viabilità per un
importo di 2 milioni di euro, nella provincia di Wardak.
Un finanziamento “tricolore” allocato lontanissimo dalla provincia di Herat,
con tutta evidenza finalizzato a soddisfare trasferimenti celeri di blindati
e colonne militari di Enduring Freedom in uscita da Kabul con direzione
est-sud/est, a ridosso del confine con il Pakistan, coperto ipocritamente
dalla Farnesina con motivazioni di particolare interesse “turistico
culturale“: il sito dei buddha scolpiti nella roccia. Quando i profughi
afghani dispersi tra Iran, Turkmenistan e Pakistan sono almeno 4 milioni. Se
non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere.
E’ rimasta inoltre famosa la decisione del Ministro degli Esteri D’Alema di
destinare 52 milioni di euro alla riforma del… sistema giudiziario
dell’Afghanistan, quando in Italia sono attualmente pendenti 3,5 milioni di
processi penali e 5,4 milioni di processi civili.
Autolesionismo? Macché. Il Baffo di Gallipoli cercava punti oltreoceano con
Bush. Del resto, con l’ attacco alla ex Jugoslavia, per qualche mese, con
Clinton c’era già riuscito.
In Afghanistan operano o hanno operato a libro paga del Ministero degli
Esteri, per uscite non precisate, Intersos, Alisei, Aispo, Coopi, Msf,
Terres des Hommes ed il Cesvi.
Ong, l’ultima, da cui continuano ad uscire pestilenziali vapori di zolfo e
personaggi come Barbara Contini, già governatore farsa della provincia di
Nassiriya, oggi senatrice del PdL.
I costi già salatissimi della “cooperazione“ a carico dei Ministero degli
Esteri sono surclassati da quelli militari della “missione di pace“
sopportati dal Ministero della Difesa, a corto di palanche per tenere in
servizio 50.000 tra graduati-precari e sottoufficiali dell’Esercito di cui
si libererà Brunetta. Il nuovo Modello di Difesa e le “missioni di pace”
dell’Italietta si preparano a lasciare sul terreno molti, moltissimi
cadaveri.
Cominciamo ora col dire che agli italiani perbene, quelli che pagano le
ritenute d’acconto alla fonte, l’avventura in Afghanistan sta
costando nel 2009, centesimo meno centesimo più, 1.000 euro al minuto,
60.000 all’ora, 1.440.000 al giorno e 43.200.000 al mese per un totale
(parziale, e spiegheremo il perché) di 525.600.000 euro all’anno.
La prima domanda logica che ci viene in mente a questo punto è: in cambio di
quale obbiettivo economico-industriale, di quale interesse energetico,
commerciale, diplomatico o geopolitico mettiamo sul piatto dell’Afghanistan
queste ingentissime risorse finanziarie anno dopo anno per chissà quanto
tempo, magari come prevede il Capo di Stato Maggiore di Sua Maestà fino al
2050?
Le finalità del Quirinale, di Palazzo Chigi, Farnesina e Palazzo Baracchini,
che ci ripetono tv e giornali sono davvero quelle di combattere i terroristi
pashtun del fantomatico Mullah Omar a casa loro perché non vengano a farci
fuori a casa nostra?
No.
Sotto c’è ben altro ed un po’ alla volta lo tireremo fuori, dai rapporti
Roma-Washington alla “privatizzazione” delle Forze Armate, per passare, se
ce ne sarà bisogno, alle modalità di acquisto ed impiego dei
Predator ed al resto… spike e designatori laser compresi.
Non butteremo giù dei muri ma ci sentiremo almeno più sereni, con la
coscienza tranquilla per non aver taciuto.
Giancarlo Chetoni
Fonte:
http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/09/02/le-spesucce-tricolori-per-%e2%80%9cla-ricostruzione%e2%80%9c-dell%e2%80%99afghanistan%e2%80%a6-ed-il-resto/#comment-1650
Link a questa pagina:
http://www.terrasantalibera.org/byebyeunclesam_spesucce_tricolori.htm
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